Su Antenna Radio Esse la rubrica che parla di musica, “Music My Life” a cura di Graziella Ventrone.
Lo spazio dedicato alle band, ai cantautori e ai progetti che gravitano nel nostro territorio e non.
Attraverso le sue interviste i musicisti potranno raccontarsi!
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Proton Packs – Visioni, ectoplasmi e punk rock dal cuore della Toscana!
Vent’anni abbondanti di attività, decine e decine di concerti e un’identità sonora che non ha mai avuto paura di mescolare melodia e oscurità.
I Proton Packs sono una certezza dell’underground punk rock italiano, capaci di trasformare fantascienza, occulto e immaginari da B-movie in inni da cantare a pugno alzato. Nel 2026 tornano con “Visions From The Void”, quinto album in studio: dodici brani che promettono di essere un viaggio allucinato e compatto, il lavoro più ambizioso della band toscana. Li abbiamo intercettati per farci raccontare cosa si nasconde davvero nel Vuoto.
Visions From The Void” viene descritto come il vostro album più curato e faticato. A distanza di vent’anni di carriera, cosa vi ha messo più alla prova questa volta: la scrittura, il suono o l’idea stessa di superare voi stessi?
P.P.“La sfida maggiore è sempre la composizione, perché tutti e quattro scriviamo e arrangiamo i pezzi e cerchiamo sempre di proporre canzoni che siano al contempo valide a livello di scrittura ma anche addentro allo stile e alla proposta del gruppo. Il punk rock è un genere che perdona poco e ha dei margini di manovra molto ristretti. Puoi scrivere il pezzo più bello del mondo, ma se ti spingi troppo in là rischi di andare fuori tema.”
Il vostro Ecto-Punk unisce Ramones, Misfits e Lillingtons con fantascienza e occulto. Quando scrivete un pezzo nasce prima il riff o prima l’immaginario che lo accompagnerà? E vi è mai capitato che una canzone “chiedesse” da sola il suo tema?
P.P.“Normalmente partiamo o da un titolo o dalla melodia principale. Spesso è la musicalità del titolo che spinge in una certa direzione che poi devi cercare di assecondare. Altre volte invece, quando meno te lo aspetti, una melodia ti si insinua in testa e poi devi creare il contorno giusto per esaltarla!”
I vostri album a tema sembrano veri e propri mondi narrativi. Se Visions From The Void fosse un film, che tipo di pellicola sarebbe: horror cosmico, sci-fi psichedelica o un cult underground da tarda notte in VHS consumata?
P.P. “Se Visions from the void fosse un film, sarebbe un thriller psicologico in salsa onirica in stile Stati Di Allucinazione del 1980 con William Hurt o Jacob’s Ladder con Tim Robbins del 1990.”
Avete lavorato con Simone Nati per dare al disco un suono più cupo ma immediato. C’è stato un momento in studio in cui avete capito che stavate davvero costruendo qualcosa di diverso dal passato?
P.P.“Quando sei in studio sei molto preso dal momento ed è difficile avere la lucidità di capire che forma prenderà il puzzle che stai componendo. È vero però che fin dai primi ascolti delle riprese ci è sembrato che le cose stessero andando nel verso giusto. Era la prima volta che collaboravamo con questo produttore su un album intero e siamo molto soddisfatti del risultato che abbiamo ottenuto, anche perché Simone è un nostro amico e capisce a fondo il nostro genere e la direzione del progetto.”
E ora una domanda un po’ più personale. Dopo così tanti anni insieme, qual è il “rituale” non musicale che vi tiene uniti come band? Una battuta ricorrente, una mania in tour, una regola non scritta che solo voi conoscete.
P.P.“Il modo più bello di sciogliere la tensione è quello di ridere sempre e costantemente di tutto e di tutti, soprattutto di noi stessi. Mai prendersi troppo sul serio.”
Guardando ai futuri live del 2026: cosa vi aspettate oggi dal pubblico e in cosa invece sperate ancora di sorprenderlo ascoltando i Proton Packs dal vivo? Magari qualcosa che non avete mai mostrato fino in fondo?
Il pubblico punk rock ha le idee molto chiare: vuole un live diretto, compatto, con pochi fronzoli e poche parole a vuoto. Quello che cerchiamo di fare noi è proprio questo: salire sul palco, fare i nostri pezzi al meglio e senza pause e poi scendere giù a bere insieme a chi era a vedere lo show!
Grazie per essere stati con noi!!!
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Graziella Ventrone Caporedattore e Project Manager di “Rock My Life”, social media manager, scrittrice e fotografa, Graziella è un vero e proprio *bulldozer* della scena musicale. La sua vita e la sua carriera incarnano l’energia vibrante di una blogger *on the road*, con il cuore sempre acceso di creatività.










