Su Antenna Radio Esse la rubrica che parla di musica, “Music My Life” a cura di Graziella Ventrone.
Lo spazio dedicato alle band, ai cantautori e ai progetti che gravitano nel nostro territorio e non. Attraverso le sue interviste i musicisti potranno raccontarsi!
Appuntamento mensile da non perdere sul nostro sito e sui nostri canali social!
In questo articolo parleremo dei Durga, la band dalla pulsione creativa che rifiuta gli stereotipi.
Radicati in una solida matrice death metal, intrecciano sperimentazione, atmosfere oscure e ricerca timbrica, costruendo un linguaggio che evolve costantemente. La loro musica non si limita a un genere: è trasformazione, istinto, libertà.
Un flusso in continua metamorfosi che segue l’ispirazione e la necessità espressiva del momento.

Ciao ragazzi, benvenuti su Antenna Radio Esse, vorrei cominciare subito con una domanda. Il primo post di instagram che vediamo sul vostro profilo è un video “manifesto” in cui raccontate non con la musica ma attraverso una voce l’essenza del vostro progetto. Quindi cosa sono i Durga? Questo Manifesto è una dichiarazione di intenti?
Pete: mmmmmm cosa sono i Durga??!?!?! Per me sono quello di cui c’è bisogno nel momento del bisogno, la scena underground attuale è pregna di band Tutto fumo e niente arrosto (chi vuole capire capisca!). Non abbiamo ne’ fronzoli ne’ voglia di apparire, l’unica cosa che ci spinge a fare quello che stiamo facendo è la voglia di comunicare qualcosa di più profondo, più vero più vicino al pubblico.
Jacopo: Assolutamente si! Questa faccenda del manifesto nacque quando scrissi un messaggio a Pete per descrivere quello che sono i Durga, per forza di cose è diventato il nostro motto prima e per la gente poi. Volutamente è astratto, impalpabile ma coerente e distruttivo allo stesso tempo, ognuno può rivedercisi, concerdercisi e perdercisi oppure può ascoltarlo e dire bel gioco di parole!

Ascoltando i vostri brani e leggendo con attenzione i vostri testi si percepisce una evidente blasfemia quasi ai limiti del satanismo. Sono tematiche forti, non per tutti oserei dire, ma qual è il reale rapporto fra quello che siete e quello che scrivete?
Pete: Beh che dire la blasfebia fa parte del quotidiano di ognuno di noi, è provocazione, che affrontiamo con un certo distacco tra il personaggio e il reale.
Jacopo: I testi sono blasfemi e su questo non ci piove, ma ci siamo chiesti il perchè? I testi sono una riflessione personale su quello che ci è successo e su quello che viviamo ogni giorno, volutamente provocatori così da poter attirare le attenzioni, anche se sgradevoli dei più. Confido che quelli come me possano leggere sotto un’ottica più profonda e personale le tematiche che tratto, saranno in molti a rispecchiarcisi ma solo se disposti a sollevare il tappeto della blasfemia.

Anche in “Blacker Than Black? Il brano si conclude con “oh demona oh demona/who
takes my life a demon or a god /one shall rise/oh demona oh demona/what is the trouth?/i can see one is beyond /when they mour…
Jacopo: si certo! Quello che ho voluto trasmettere in pochi versi è la disperazione, il sentirsi in
balia del fato più profondo in bilico tra la depressione e la contentezza. Dovrei far uscire un libro
di parafrasi!!
A questo punto vorrei farvi una domanda un po’ provocatoria… Il nome della band è un evidente riferimento ad una divinità indu. Come gestite questo contrasto fra testi blasfemi e filosofia zen?
Pete: E’ importante fare una netta distinzione tra quello che è il gruppo e quello che è il vettore comunicativo che abbiamo utilizzato in “From Dust To Dust”. Durga è quello che siamo, è una potente divinità Indu, simbolo di forza, virtù e vittoria del bene sul male. La voluta blasfemia è solo un vettore comunicativo.
I brani del vostro ep d’esordio “From Dust To Dust” hanno avuto una genesi abbastanza lunga, nel senso che arrivano da periodi diversi della vostra composizione ed avete impiegato anni per pubblicare questo lavoro. Infatti è un po’ come se i brani fossero tuti dei singoli a se stanti. Quale filo logico o quale legame creativo li tiene insieme in questa vostra opera prima?
Pete: per me seguno un filo logico è un piccolo concept, raccontano tutti delle storie in ordine cronologico. Tutte in prima persona.
Jacopo: Sono d’ accordo con quello che dice il mio collega, l’ordine dei pezzi è temporalmente coerente con la loro scrittura, partiamo con la voglia di dimostrare chi siamo sullo strumento con Blacker than black e finiamo con la consapevolezza di due individui che vogliono fare musica e che non vogliono sentirsi imprigionati in strutture canzoni convenzionali, dopo FDTD sicuramente ci sentiamo più artisticamente liberi nei nostri stessi confronti e nel rispetto di chi ci sta leggendo.
Per chi volesse scoprire qualcosa in più sui Durga:
https://durgaaestetics.wixsite.com/durgaaestetics
Se hai un gruppo, un progetto o ti “occupi” di musica scrivi al nostro numero whatsapp 3920577392 per richiedere un’intervista con Graziella Ventrone!

Graziella Ventrone Caporedattore e Project Manager di “Rock My Life”, social media manager, scrittrice e fotografa, Graziella è un vero e proprio *bulldozer* della scena musicale. La sua vita e la sua carriera incarnano l’energia vibrante di una blogger *on the road*, con il cuore sempre acceso di creatività.











