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Music My Life!: “Intervista a Cristiano Pucci, la rinascita di Wild Bloom. Un viaggio musicale verso la libertà interiore”

Su Antenna Radio Esse la rubrica che parla di musica, “Music My Life” a cura di Graziella Ventrone.

Lo spazio dedicato alle band, ai cantautori e ai progetti che gravitano nel nostro territorio e non. Attraverso le sue interviste i musicisti potranno raccontarsi!
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Cristiano Pucci, la rinascita di Wild Bloom: un viaggio musicale verso la libertà interiore

Cristiano Pucci

Dopo un periodo di riflessione profonda e una fase di maturazione artistica, Cristiano Pucci è pronto a tornare sulla scena musicale con il suo nuovo progetto Wild Bloom, una vera e propria metamorfosi sonora e personale. Con il singolo “Process of Love”, il cantautore ha dato vita a un percorso di rinascita che culmina con il lancio del nuovo brano “Out of the Tunnel”, in uscita il 8 gennaio 2026.

Un pezzo che si distacca dalla ricerca di sé per raccontare la liberazione dai propri tunnel interiori – dalle dipendenze ai blocchi emotivi – in una continua ricerca di respiro e una nuova direzione. Influenzato da sonorità degli anni ’80, ma con una spinta decisamente contemporanea, Wild Bloom non è solo un progetto musicale, ma una vera e propria esperienza sensoriale che trascende il confine tra musica, arte visiva e teatro.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Cristiano Pucci, che ci ha raccontato di questa sua nuova fase creativa, delle influenze che hanno plasmato il suo sound e delle emozioni dietro il nuovo singolo. Un’intervista che ci offre uno spunto di riflessione profonda sulla possibilità di uscire dalle difficoltà della vita e rinascere, proprio come il fiore che sboccia dal terreno più arido.

Cristiano, nel tuo nuovo progetto Wild Bloom vediamo un cambiamento significativo nel tuo sound e nell’approccio artistico. Qual è stato il percorso che ti ha portato a questo punto e come definiresti l’evoluzione del tuo stile musicale in questi ultimi anni?
C.“Negli ultimi anni mi sono raffinato nello stile e ho sviluppato una maggiore sensibilità emotiva. Ho attraversato molti compromessi, cambi di stile, di genere e di periodo storico. Non sempre sono stato “attuale”, ma ho sempre cercato di evitare la banalità. La musica nasce sempre da suggestioni, da poche parole buttate lì come pennellate. Oggi non mi pongo più il problema di rincorrere qualcosa: cerco soprattutto di non buttare soldi ed energie in produzioni inutili, perché il rischio è che il risultato non sia migliore, anzi, a volte è persino peggiore. A livello artistico mi sento più centrato, più vicino a quello che sento davvero, anche se rischio meno rispetto al passato. Forse non ho più voglia di essere “il Bukowski della situazione”.

Il singolo “Out of the Tunnel” sembra raccontare un viaggio verso la liberazione interiore. Cosa rappresenta per te personalmente questa “uscita dal tunnel”? E come sei riuscito a tradurre questo concetto in musica?
C.“Out of the Tunnel è prima di tutto un’impressione, un modo subconscio di uscire da qualcosa
che, col tempo, aveva iniziato a farmi male. Ho vissuto di compromessi che, alla lunga, stavano
diventando vecchi e noiosi. Quello che ho fatto in passato mi piace ancora ed è stato
importante, ma ora sento il bisogno di tornare a un approccio più terapeutico della musica: uno
strumento, un ponte, un mezzo per rimettere ordine quello che ho dentro.

Hai parlato spesso di un periodo di riflessione e trasformazione. Che ruolo ha avuto la tua esperienza a Londra in questo processo di crescita artistica e come ha influenzato il nuovo sound di Wild Bloom?
C.“Londra è stata, a sua volta, un’uscita dal tunnel — non solo in senso metaforico, ma anche reale, tra metropolitane e percorsi underground.
Scrivere con il minimo indispensabile mi ha insegnato molto. Ripetere il percorso da capo da unaltro punto di vista da un’altra città mi ha reso consapevole di cosa avevo lasciato o dimenticato per la strada. È stato illuminante capire che il nucleo di un brano, nella sua forma più scarnificata, conta più di tutto il contorno. Oggi mi sento forse meno “onesto” in senso cantautorale, anche perché se lo fossi fino in fondo probabilmente scriverei in italiano. In realtà, quello che faccio ora sono musiche, armonie, esperimenti sonori che coltivo pensando a come possano funzionare da solo o con una band.”

Nel brano, notiamo influenze che spaziano dagli U2 degli anni ’80 ai Queen, ma anche un’atmosfera che sembra molto intima e sperimentale. Come hai scelto di mescolare questi elementi diversi e cosa speravi di trasmettere con questa fusione sonora?
C.“Credo che questa fusione nasca prima di tutto dal mio modo di ascoltare la musica. La mia età musicale su Spotify è di 58 anni: forse sono più attento a metabolizzare ciò che ascolto, o forse oggi non sento più un “radar” chiaro che mi indichi cosa sia davvero musica buona nel presente.
Probabilmente è anche per questo che molte sonorità richiamano gli anni ’80: non per nostalgia, ma per un gusto musicale naturale e istintivo.”

“Out of the Tunnel” è una canzone che può essere interpretata in vari modi. Credi che il brano possa servire da guida per chi sta vivendo un momento difficile? Che messaggio speri che i tuoi ascoltatori ricevano da questa canzone?
C.“Per un periodo ho creato soprattutto in momenti di serenità, divertendomi, senza mai esagerare. A volte un bicchiere in più mi aiutava a lasciare andare l’istinto e a non essere troppo razionale. Ma ora sento il bisogno di uscire da quel tunnel anche per diventare più consapevole, più lucido. Sicuramente in questo brano ci sono degli stati mentali meditativi che potrebbero illuminare e far pensare ma non basta la musica far capire che cosa veramente sto descrivendo e interpretando; a volte ci vorrebbe un testo in italiano.

Nel corso della tua carriera, hai avuto modo di esplorare vari ambiti creativi, dalla musica al video, al live show. Hai mai pensato di espandere ulteriormente il tuo progetto artistico, magari al teatro o ad altre forme espressive?
C.”Al momento no, ma mi piace molto la fotografia. In questo periodo sto sperimentando con il
bianco e nero, le luci, gli ambienti. Sono autodidatta e, per questo progetto, le foto me le sono
scattate da solo. Sto ancora cercando di capire che direzione prenderà davvero Wild Bloom,
anche dopo il cambio di nome. Il teatro mi affascina, così come tutto ciò che mette a
disposizione l’arte e dialoga con la mia personalità. Mi piace anche lavorare e guadagnare, ma
capisco sempre di più che il mio habitat naturale è lo studio, la creatività, lo spazio in cui posso
costruire qualcosa che abbia un senso profondo.

 

Se hai un gruppo, un progetto o ti “occupi” di musica scrivi al nostro numero whatsapp 3920577392 per richiedere un’intervista con Graziella Ventrone!

Graziella Ventrone Caporedattore e Project Manager di “Rock My Life”, social media manager, scrittrice e fotografa, Graziella è un vero e proprio *bulldozer* della scena musicale. La sua vita e la sua carriera incarnano l’energia vibrante di una blogger *on the road*, con il cuore sempre acceso di creatività.

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