Home Slide Show News

Mps, Siena fa quadrato: «Il Monte non si può smembrare». Le voci dal Consiglio comunale straordinario

In Palazzo Pubblico, Siena ha parlato del suo Monte dei Paschi

Un Consiglio comunale straordinario e monotematico che ha riunito attorno allo stesso tavolo Comune, Provincia, Regione, parlamentari, consiglieri regionali, Università, Camera di Commercio, Fondazione Mps, sindacati e rappresentanti delle categorie economiche. Un fronte istituzionale ampio, con sensibilità politiche differenti e anche qualche distinguo sul ruolo che il Governo dovrebbe assumere, ma con un punto di partenza condiviso: il futuro di Mps non può essere considerato soltanto una questione di mercato e di asset finanziari. Quella che segue non è la cronaca integrale delle ore di discussione, ma una selezione di alcune delle voci e delle battute che hanno attraversato il Consiglio. Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio comunale Davide Ciacci, che ha richiamato la mozione approvata all’unanimità il 24 giugno e la necessità di tornare a occuparsi «delle iniziative istituzionali a salvaguardia della banca e del suo legame e radicamento con Siena e il territorio». In apertura è stata anche letta la lettera di ringraziamento del presidente di Mps, Cesare Bisoni. Poi è arrivata la parola delle istituzioni.

Fabio: «Non siamo qui per fare i banchieri»

La sindaca Nicoletta Fabio ha fissato subito il perimetro della posizione senese. «Noi non siamo qui per sostituirci agli azionisti. Non siamo qui per decidere operazioni che spettano al mercato, agli organi societari e alle Autorità di vigilanza. Non siamo qui per fare i banchieri». Ma subito dopo ha aggiunto il punto politico: «La politica non deve fare il banchiere. Ma le istituzioni hanno il dovere di tutelare il bene comune». E il bene comune, per Siena, ha un nome preciso: integrità della banca. Marchio, rete, professionalità, funzioni direzionali, capacità decisionale, rapporto con famiglie e imprese, patrimonio culturale e legame con il territorio. «Il Monte dei Paschi vale più della somma dei suoi singoli asset», ha ribadito Fabio, mettendo in guardia dal rischio di separare pezzi della banca fino a distruggere il valore complessivo costruito negli ultimi anni. E poi una frase destinata a sintetizzare l’intero intervento: «Il Monte dei Paschi deve rimanere integro, che non significa immobile. Integro significa forte, significa crescere senza perdere se stesso». Per la sindaca non è una battaglia localistica. «La vicenda del Monte dei Paschi di Siena è una questione nazionale», ha sostenuto, legandola alla concorrenza, al credito alle imprese e alle famiglie e alla presenza dei centri decisionali sul territorio.

Carletti: «Non è una contesa d’aula»

La presidente della Provincia Agnese Carletti ha insistito sulla necessità di mantenere unito il fronte istituzionale. «Il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena non è una contesa d’aula tra schieramenti diversi, né un’occasione di posizionamento tattico». Per Carletti, in gioco ci sono “la tenuta sociale ed economica del nostro territorio – e dice – la dignità di migliaia di lavoratori”. La presidente ha rilanciato anche una proposta: portare le istanze del territorio davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, attraverso un’audizione. E ha indicato le condizioni considerate irrinunciabili: “La salvaguardia dell’occupazione e dell’indotto, la centralità strategica della direzione generale a Siena, il presidio del credito al territorio, l’integrità della nostra banca Monte dei Paschi di Siena”. Ma anche Carletti ha precisato che difendere Mps non significa congelarlo: “Difendere la banca – ha ribadito – non significa voler mantenere tutto fermo e non rendersi conto che il mondo cambia».

Giani: «Siccome sappiamo fare banca, deve svolgere questa attività»

Il presidente della Regione Eugenio Giani ha riportato il discorso alle radici della città e della banca. Ha chiesto che lo Stato faccia valere la partecipazione ancora detenuta dal Ministero dell’Economia e ha insistito sul rapporto tra Mps, Siena e le competenze che nel tempo si sono formate in città. «Non a caso noi qui abbiamo un management che è cresciuto, se vogliamo, nell’humus, nel Dna della città e che si esprime al meglio». Poi una frase dal sapore quasi identitario, ma utilizzata per sostenere una precisa idea industriale: «Questa è una banca che, siccome sappiamo fare banca, deve svolgere questa attività». Giani ha anche espresso «forti apprezzamenti» per l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, sostenendo che con il suo arrivo Mps «ha ritrovato il suo percorso».

Franceschelli: «Quella quota non deve essere un non voto»

 

Dal fronte Pd, il senatore Silvio Franceschelli ha posto l’accento sul ruolo dello Stato come azionista. Il mantenimento della quota pubblica, secondo Franceschelli, deve accompagnarsi alla capacità di utilizzarla nelle assemblee: «Nelle assemblee che verranno sarà necessario che quella quota porti ad un’espressione di voto che non sia un non voto». E ancora: «Perché è chiaro, poi alla fine una direzione chi ha le competenze e le prerogative la deve prendere». Franceschelli ha insistito anche sul tema del credito e della concorrenza, evocando il rischio di una progressiva desertificazione bancaria dei territori. «Questo vuol dire mantenimento dell’unitarietà della banca, non uno spezzatino della banca». Per il senatore, la questione va ben oltre Siena: «La ripresa economica del Paese passa da un sistema bancario realmente pluralista nell’interesse delle imprese e delle famiglie».

 

Michelotti: «L’Italia senza Mps sarebbe come l’Italia senza Ferrari»

Il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti ha utilizzato una delle immagini più forti della mattinata. «Pensate all’Italia senza la Ferrari: ecco, l’Italia senza Monte dei Paschi sarebbe qualcosa di inimmaginabile». Una frase che riassume la sua idea di Mps come eccellenza nazionale e non soltanto senese. Ma l’intervento di Michelotti ha avuto anche un marcato accento politico. Il deputato ha accusato il centrosinistra di assumere posizioni diverse a seconda del luogo in cui vengono espresse. «Non si può fare i toscani in Toscana e gli emiliano-romagnoli a Roma». E ancora, nella nota diffusa dopo il Consiglio: «Siena non accetta lezioni da chi oggi si proclama difensore della senesità dopo che per decenni un preciso sistema politico ha utilizzato Monte e Fondazione come strumenti di potere». Sul Governo, invece, la linea indicata da Michelotti è quella della neutralità, ma con una precisazione: «La neutralità non significa indifferenza».

Bezzini: «Integrità e autonomia»

Il consigliere regionale Pd Simone Bezzini ha sintetizzato le priorità in due parole: «Integrità e autonomia». Due concetti da tradurre, secondo Bezzini, nella difesa delle funzioni direzionali, del marchio, dei livelli occupazionali e della rete delle filiali. «È una grande questione senese, è una grande questione nazionale, è anche una grande questione che riguarda il futuro della Toscana». Bezzini ha ricordato i circa 4.400 posti di lavoro legati alla banca in Toscana e il peso dell’indotto, sostenendo che l’unità istituzionale serva proprio a rendere più forte la voce del territorio.

Tucci: «Non vogliamo influire sul mercato»

Dal fronte di Fratelli d’Italia, il consigliere regionale Enrico Tucci ha rivendicato come risultato dell’incontro con il ministro Giorgetti il fatto che lo Stato, almeno per il momento, non intenda cedere la propria partecipazione in Mps. «La prima cosa che abbiamo portato a casa è sicuramente il fatto che lo Stato al momento non intende cedere la sua partecipazione». E ha sintetizzato così l’obiettivo delle istituzioni: «Non è tanto quello di influire sulla dinamica del mercato, ma quello di tutelare la Banca Monte dei Paschi di Siena, che è un patrimonio del Comune, della Provincia, della Regione e dell’Italia tutta».

Il rettore Di Pietra: «Il risiko è un gioco di guerra»

Tra gli interventi più netti anche quello del rettore dell’Università di Siena Roberto Di Pietra, che ha riportato nel dibattito il peso della storia, ma anche la necessità di trasformazione. «Non si gioca con la storia e non si gioca con il futuro». Per Di Pietra Mps «ha bisogno di trasformarsi», ma senza perdere «la relazione territoriale dei suoi territori». Il rettore ha sottolineato anche il possibile effetto sulla concorrenza della riduzione del numero degli operatori bancari. Poi la battuta che probabilmente resterà tra quelle più ricordate della mattinata, riferita all’espressione ormai abituale di “risiko bancario”: «Il risiko è un gioco di guerra e le due parole già stanno male insieme».

Coppini: «Sarebbe un grosso dramma per Siena»

Il presidente della Fondazione Monte dei Paschi Riccardo Coppini ha parlato soprattutto delle conseguenze territoriali. «Il ridimensionamento della banca sarebbe veramente un grosso dramma per Siena e per la sua gente, per il suo popolo, di cui io per primo faccio parte». Coppini ha richiamato il peso dell’occupazione e dell’indotto e ha spiegato anche la scelta della Fondazione di non intervenire finora pubblicamente. «La Fondazione non ha parlato per una scelta di cui mi assumo tutte le responsabilità». Una scelta dettata, ha spiegato, dalla necessità di attendere che il quadro diventasse più chiaro. Anche perché oggi la Fondazione, sul piano finanziario, ha una partecipazione nella banca «praticamente quasi azzerata». La fotografia di Coppini è dunque quella di un soggetto che osserva più che determinare: «Noi assistiamo più che poter essere protagonisti di quanto sta avvenendo».

Una sola voce, con accenti diversi

Dalle ore di interventi emerge così un quadro nel quale le differenze politiche non sono scomparse. Anzi, in alcuni passaggi sono emerse con forza, soprattutto sul ruolo che il Governo dovrebbe avere in questa operazione e sull’utilizzo della partecipazione pubblica. Ma la richiesta di fondo che ha attraversato il Consiglio appare molto più uniforme: Mps può cambiare, può crescere, può aggregarsi, ma non deve perdere ciò che Siena considera il proprio valore distintivo. Il punto lo ha riassunto la sindaca Fabio: «Il risanamento non può diventare la premessa dello smembramento». E, dopo anni nei quali il rapporto tra Siena e la propria banca è stato segnato da crisi, perdite e profonde trasformazioni, la città prova oggi a presentarsi davanti al Governo e agli interlocutori finanziari con un messaggio comune. Non per chiedere che il tempo si fermi. Ma per dire che, qualunque sia il futuro del Monte, Siena non intende essere spettatrice della decisione su cosa resterà del Monte dei Paschi.

RADIO STREAMING POPUP

Ad

18 Agosto 2026, la cronaca di Tommaso Salomoni

ESTRA NOTIZIE

Ad

Meteo

Meteo Siena