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Mps: settimana decisiva tra stress test e Bce, intanto il titolo crolla

E’ la settimana decisiva per il Monte dei Paschi di Siena. Per Venerdì 29 sono attesi i risultati degli stress test dell’Eba. Oggi, intanto, la giornata in Borsa è stata pesante: il titolo Mps, debole dall’inizio della seduta in attesa dei risultati degli stress-test e dei conti semestrali, ha chiuso in ribasso dell’8,4% a 0,285 euro, non lontano dal minimo storico del 7 luglio scorso. Dal Governo parole di ottimismo con il Ministro Padoan che rassicura sulle 5 banche italiane, Mps incluso, che venerdì saranno sottoposte agli stresst test. Vero è che il Monte dei Paschi è l’unico a palesare un deficit strutturale in condizioni di particolare turbolenza dei mercati.
Questa mattina ne abbiamo parlato con il Direttore della Nazione Francesco Meucci: “In fondo la banca, per una parte della gestione, è sana, sebbene vi sia una sproporzione di fondi ampia a cui si aggiunge l’enorme problema dei crediti deteriorati che difficilmente la banca riuscirà ad ottenere indietro dai propri creditori. E qua sta il necessario intervento della Banca Centrale Europea. Da Francoforte dovranno dire in che modo poter mettere mano a questa vicenda.”

“In questa settimana si dovrà capire qual’è la direzione che la Bce vuole che Siena prenda.- prosegue Meucci- Se dismettere i crediti tramite un fondo specifico (Atlante n.d.r.) provvedendo ad un aumento di capitale, oppure dismetterli in altre forme ricevendo un contributo da parte dello Stato per superare gli squilibri che ne bilancio si verrano a creare una volta eliminati questi crediti inesegibili. Le piste battibili sono ormai soltanto due o tre, ma sono tecnicismi quelli che la Bce deve decidere. La soluzione è una soltanto: vendere i crediti deteriorati a qualcuno e compensare con del nuovo capitale, o con un’altra operazione lo squilibrio di bilancio.”
Così Francesco Meucci illustra le possibili strade percorribili da Mps e Bce, per poi spostare l’attenzione sulla Fondazione: “si trova di fronte ad un bivio, cioè se il poco capitale della banca che possiede conviene conservarlo oppure venderlo per ricavare soldi e poi contribuire all’aumento di capitale. Sinceramente credo, che come molte altre Fondazioni ormai, sia più utile che quel poco di capitale che è rimasto venga destinato ad altro che non ad essere un’azionista di riferimento della banca. Date le condizioni attuali ed il momento economico e come si potrebbe configurare un capitale della banca dove l’azionista di maggioranza potrebbe continuare ad essere il Tesoro, la Fondazione si ritroverebbe a fare uno sforzo enorme per mantenere una quota pari o simile all’1%. La conservazione del patrimonio potrebbe consentire di aiutare la città, sebbene in misura minore rispetto al passato, oppure fare degli investimenti mirati.”

 

QUI L’INTERVISTA COMPLETA A FRANCESCO MEUCCI

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