Monteroni, il sindaco Berni e Don Ciotti: “Suvignano sia restituito alla collettività”
9 Apr, 2016
Don Ciotti e Berni

“Il lavoro su Suvignano, fatto grazie alla collaborazione di Libera e di tutti i protagonisti di questo lungo processo, ci auguriamo che sia presto premiato con un progetto di sostenibilità economica ed etica sul quale siamo da tempo impegnati. Si tratta di un bene complesso che ha una vocazione produttiva ma soprattutto si tratta di un progetto nazionale che potrà diventare un esempio di lotta alla mafia ma anche di attività produttiva sostenibile”.
Così il sindaco di Monteroni d’Arbia Gabriele Berni ha aperto l’incontro che si è tenuto questa mattina con Don Luigi Ciotti ed i rappresentanti nazionali e territoriali dell’associazione Libera. A margine infatti di un convegno presso la tenuta di Suvignano organizzato dall’associazione Rondine Cittadella della Pace con giovani provenienti da tutta Italia si è tenuto un incontro presso il municipio di Monteroni per fare il punto sul percorso fatto per la gestione del bene confiscato alla mafia.
“Sono felice di essere qui – ha detto Don Ciotti – e di accompagnare i ragazzi di Rondine, fondendo due elementi fondamentali: la pace e la lotta alla mafia. Perché Suvignano è storia italiana e tutto il Paese deve tornare a godere di questo bene: è lo Stato che attraverso gli enti locali potrà gestire questi beni, restituendoli quindi alla collettività e non più all’uso esclusivo dei mafiosi, per farlo dobbiamo far nascere imprese che siano sociali e che garantiscano una sostenibilità ed uno sviluppo economico e sociale”.
“Da tanto tempo attendiamo di poter rigenerare la vita e la ricchezza a Suvignano – ha concluso Berni – attraverso quella che è la sua vocazione naturale, cioè quella produttiva. Adesso dopo alcune interlocuzioni importanti stiamo cercando a superare quegli ostacoli che per troppo tempo ci hanno bloccato. Dovremo lavorare assieme, tutti, per rendere Suvignano un esempio positivo di gestione, che crei futuro, continuità e sostenibilità sociale ed economica, con presenza di attività diversificate di produzione, sociali e didattiche che intensifichino la rete sul territorio e la lotta alla mafia a livello nazionale”.