Mercoledì 29/7 a ViviFortezza i Negrita porteranno in scena il loro format acustico “Talk & Live”, uno spettacolo intimo e coinvolgente.

La storica band Toscana unirà musica e racconto in una formula inedita in cui Paolo “Pau” Bruni, Enrico “Drigo” Salvi e Cesare “Mac” Petricich saranno accompagnati, in alcuni momenti della scaletta, da Giacomo Rossetti (basso e tastiere) e Cristiano Dalla Pellegrina (percussioni).
Una scaletta composta dai loro grandi successi – “Cambio”, “Gioia Infinita”, “Mama maé”, “Ho imparato a sognare”, “Che rumore fa la felicità” e “Rotolando verso sud”, per citarne alcuni – e dai nuovi brani del recente undicesimo album “Canzoni per anni spietati”.
L’intervista a Drigo, chitarrista della band.
Negrita “Talk e Live”, da dove nasce l’idea?
D:”E’ una formula che abbiamo sperimentato già l’estate scorsa con Gianmaurizio Poderaro che è una voce storica di Radio Rai, un grandissimo professionista ed anche uno di noi. Siamo davvero molto affini con lui umanamente. Inoltre questa formula ci sta piacendo tantissimo, al punto tale che anche quest’estate abbiamo voluto farla così. Si tratta di pochi concerti in posti speciali, la Fortezza di Siena è uno di questi, ci va di raccontarci insieme alle nostre canzoni. Tutto questo all’interno di cornici che sono splendide ed evocative per ricreare una dimensione umana che riteniamo essere la cosa più importante da portare in giro in questo momento“
Le vostre canzoni sono sempre molto dirette e piene di pathos, si sente anche nell’ultimo album. Dopo anni di attività c’è ancora una forte urgenza di scrivere. Da dove vi nasce questo sentimento? Come si sviluppa?
D:”Ah, dal costo di un pomodoro al supermercato, quello di una cena, fino alle guerre e le preoccupazioni per l’intelligenza artificiale. Non c’è niente di rassicurante, quindi l’emergenza nasce dalla contemporaneità stessa. Non abbiamo trovato altra soluzione per scrivere un album se non quella di contemplare ciò che sta succedendo e avere l’approccio di sempre: cercare attraverso la musica di generare “vibrazione buona”. Questo perché fondamentalmente la musica si occupa di vibrazioni e deve anche ricordarsi di non esulare troppo da questo campo. Cerchiamo di portare della vibrazione buona perché tutti i giorni siamo spaventati e preoccupati da tutte le notizie che ci arrivano“

E farlo in un contesto intimo, secondo te ha una potenza diversa rispetto a un live più energico?
D:”Sì, questo sì, perché i live energici non sono mancati. Infatti il tour precedente era per l’appunto la band al completo che si esprimeva con gli strumenti dei propri concerti convenzionali. Questa dimensione umana che stiamo cercando nasce un po’ anche dalla sensazione che anche noi stessi siamo partiti da ragazzi giovanissimi convinti che il mondo dovesse cambiare e a modo nostro con i nostri strumenti l’avremmo fatto anche noi. Oggi più che pensare che vada cambiato il mondo, riteniamo che sia più importante provare a partire da se stessi. Ecco perché vibrare bene e continuare a sognare, svegliarsi, stare svegli e continuare a sognare ad occhi aperti per noi è la parola d’ordine. È questa la nostra, tra virgolette, missione quest’estate.
“Canzoni per anni spietati* è il titolo del vostro ultimo album. Ma pensate che poi ci saranno anche anni migliori?
D:”Sicuramente dobbiamo continuare a sperare che le cose vadano migliorando, anche perché, tornando a parlare di vibrazioni e frequenze, l’onda sale e dopo scende. Quando è scesa al punto giusto risale, quindi in un modo o in un altro dovremmo uscire da questa situazione…speriamo nel modo meno traumatico possibile anche se i presupposti non sono così incoraggianti. Però siamo comunque abituati ad aspettarci di tutto in ogni momento, quindi noi portiamo in giro davvero speranza e positività e ne va da sé che crediamo possa essere ancora possibile un futuro migliore di questo”
Non è la prima volta che suonate a Siena, c’è qualche ricordo in particolare che volete raccontarci?
D:”La band è praticamente nata a Siena artisticamente, perché all’inizio degli anni ‘90 eravamo un gruppo di amici che alternava cover di altre band come Rolling Stones, Beatles ecc. alle proprie canzoni.
“Al Cambio” fu uno dei locali che ci dette più fiducia. Siena è una città universitaria che ha sempre pullulato di giovani e abbiamo fatto tantissimi concerti…a volte anche due alla settimana!C’è stato davvero modo di frequentare la città, di partecipare alle cene di contrada e fare molte altre esperienze.Siamo legatissimi a Siena perché è stata la prima città che conteneva il primo locale che ci ha dato tutta la fiducia di cui avevamo bisogno. Noi siamo cresciuti “Al Cambio” come se fosse una palestra”
La leggenda narra che la canzone “Cambio” sia in onore del nome del locale.
D:”Diciamo che non è stato proprio deliberato. Certo che la parola “cambio” nel nostro lessico quotidiano compariva spessissimo, la canzone parla appunto di un “cambio di mentalità”…ma chissà forse in qualche modo sì, diciamo, anche se non deliberatamente.
Senza ombra di dubbio il “cambio” è un nome, una parola, un’istituzione, un locale, un luogo che per noi è indimenticabile, a cui dobbiamo tantissimo. Abbiamo già appuntamento nel backstage domani sera con Dario, Alino e Marco i tre ragazzi che lo gestivano al tempo. Non vediamo l’ora perché sarà un ritorno fra amici bellissimo”
Chitarristicamente da chi prendi spunto tra i musicisti di vecchie generazioni? Ma soprattutto c’è qualcuno della nuova generazione che ti ispira o che trovi particolarmente interessante?
D:”Come chitarrista faccio a volte anche un po’ fatica a comunicare, a dialogare con i miei colleghi, perché molto spesso si finisce a parlare di personaggi, artisti molto eclettici, ma che si fanno notare per la propria bravura. Mentre quello che mi ha sempre affascinato è la capacità di raccontare attraverso appunto il mondo delle frequenze che non implica per forza la parola eppure riesce a comunicare in maniera straordinaria qualsiasi cosa. Quindi l’aspetto di questo strumento, la corda che vibra e comunica tutto, è quello che mi ha sempre affascinato in quelli che sono poi stati i miei maestri. A partire dal blues, che è una musica profondamente essenziale, quasi ancestrale di una semplicità spiazzante, ma con una capacità di comunicare impareggiabile. Quindi i chitarristi neri del Blues, poi fino ad arrivare ai vari Clapton, Hendrix, Mark Knopfler e Jeff Beck. Io superata l’adolescenza avevo già trovato il mio lessico e il mio linguaggio, quindi ho smesso in un certo senso di ispirarmi ad altri. A parte il fraseggio, a parte la chitarra, a parte l’amplificatore, ho capito che ripercorrendo tutta questa catena si arriva al musicista che è una persona che ha vissuto ed è capace di raccontare. Quindi alla fine mi sento di aver assunto dai miei maestri la capacità di raccontare attraverso lo strumento. Oggi c’è un chitarrista, diciamo tra virgolette giovane, contemporaneo e di grande successo che mi piace sia come autore di canzoni che come chitarrista. Si tratta di John Mayer“

Per questi eventi, realizzati in collaborazione con The B-Side e il Teatro Verdi di Montecatini Terme, è possibile acquistare il biglietto su Ticket One (https://www.ticketone.it/) oppure, a partire dalle 19.30 della serata dello spettacolo, presso la biglietteria presente nella Fortezza Medicea.
A cura di Valeria Mazzola











