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Manuel Agnelli: “Il settore deve essere riformato, andare in tour nei prossimi mesi sarà un suicidio commerciale”

Sabato pomeriggio, il mondo dello spettacolo è tornato a manifestare contro le chiusure generalizzate imposte dalla pandemia con la protesta dei Bauli tenutasi a Roma, in piazza del Popolo. E tra chi lotta per le stesse istanze c’è Manuel Agnelli che ha messo in guardia su quelli che, dopo le riaperture con annesse misure restrittive decise dal Governo a partire da lunedì prossimo, potrebbero essere i rischi economici per gli artisti. Il leader degli Afterhours ha anche smorzato i facili entusiasmi su una ripartenza subitanea dell’attività live: «In questo settore si opera con grande anticipo – ha affermato l’artista – non è che se il 26 si riapre, il 30 ci sono dei concerti. I calendari vengono fatti mesi prima, c’è la promozione, l’organizzazione… e più i nomi sono grossi, più tempo ci vuole». Ma come detto, è il lato economico a preoccupare: «Le restrizioni complicano ancora di più la logistica e se limiti la capienza, vai incontro a un disastro economico. Non voglio fare passare il messaggio che adesso va tutto bene ed è tutto risolto. Chi andrà in tour nei prossimi mesi farà una specie di suicidio commerciale. I live hanno costi di produzioni e di realizzazione che sono alti e lavorare in perdita non è una strategia ragionevole. I soldi di un biglietto non sono un ladrocinio, ma servono per offrire un prodotto con una certa qualità. Nessuno di noi sceglie di non suonare, sono rinunce. Io già so che fino all’estate del 2022 non suonerò dal vivo».

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