Lupo assale un gregge a San Giovanni d’Asso sbranando pecore e agnelli dentro al recinto
22 Lug, 2014
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Il presidente della Cia Siena Marcucci: «Così non si può andare avanti, in provincia di Siena oltre ai lupi ci sono 5 ungulati per ogni agricoltore». Oltre al danno economico, pecore spaventate e calo delle produzioni di latte. Mancano i fondi per gli indennizzi agli allevatori che chiudono l’attività

«Se si continua così ci sarà sicuramente l’estinzione, non del lupo, ma del pastore». E’ esasperato, affranto, demotivato, Felice Sanna, allevatore di San Giovanni d’Asso, che la scorsa notte ha subito un attacco di un lupo al suo gregge riportando la perdita di 7 pecore ed 1 agnello, oltre ad altri 4 capi di pecore ferite in modo grave. Il gregge si trovava all’interno del recinto ‘anti-lupo’ alto 2,5 metri, ma, nonostante queste precauzioni, l’animale è entrato ed ha ucciso alcuni capi. Il danno economico diretto è di circa duemila euro, ma le conseguenze saranno ancora più ingenti: «Le pecore non vogliono rientrare più nel recinto – spiega Sanna – sono impaurite, ci saranno aborti ed una perdita considerevole di produzione di latte».

«In queste condizioni – sottolinea il presidente della Cia Siena Luca Marcucci – non si può andare avanti: In provincia di Siena ci sono 5 ungulati per ogni agricoltore, a questo dobbiamo aggiungere i lupi che da anni scorrazzano nei nostri allevamenti uccidendo pecore e mettendo sul lastrico i pastori. Situazione non più sostenibile. Il lupo è un dramma per gli allevatori. I fondi a sostegno non ci sono più e le aziende devono far fronte a disagi economici molto ingenti, ed i più piccoli non ce la fanno. E’ urgente difendere il reddito degli agricoltori, messo a rischio da ungulati e predatori; l’agricoltura, l’ambiente ed il paesaggio dalla catastrofe; le imprese ed i consumatori tutelando la produzione agricola; il diritto di tutti ad un agro-eco-sistema equilibrato che tuteli la biodiversità».

«La mia famiglia è qui dal 1973 a fare pastorizia, ogni giorno con grandi sacrifici – prosegue Sanna – ma con una situazione così è dura andare avanti. Sto seriamente pensando di abbandonare la pastorizia se non cambieranno le cose. In estate le pecore dovrebbero mangiare al pascolo anche la sera, invece mi tocca rimetterle nel recinto, avendo così una grossa perdita di produzione. Una decina di anni fa mi sono state uccise 30-40 pecore all’anno ma un minimo di indennizzo c’era e quindi anche se avevo una perdita ce la facevo ad andare avanti. Oggi, a differenza di allora, non sono previsti risarcimenti di nessun tipo. Ci vuole qualche legge che consenta di spostare i lupi da queste zone dove sono stati portati in modo forzato e contro natura. Questo non è il loro luogo naturale, invece si pretende che stiano qui con il costo sia a carico dei pastori anziché dello stato».lupo20nero20dell20alaskko6