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L’intervista a Ginevra Di Marco in concerto con “La Rubia canta la Negra” un omaggio a Mercedes Sosa l’iconica attivista argentina. Mercoledì 29/4 al Festival Euritmia Mediterranea.

Dal 25 al 30 aprile 2026 Colle di Val d’Elsa si trasforma in un palcoscenico diffuso: strade, piazze e il Teatro del Popolo ospiteranno la seconda edizione del Festival Euritmia Mediterranea.

Il 26 aprile, tra arte di strada diffusa e appuntamenti teatrali, la città continuerà a essere animata da musica e spettacoli.

Tra gli appuntamenti musicali di rilievo è previsto anche il Forró Zigano, formazione che porta in scena l’energia del forró brasiliano e della musica zigana, rafforzando la dimensione internazionale e il dialogo tra Mediterraneo e America Latina. Nei due giorni sarà presente un’area street food con proposte gastronomiche e la birra artigianale del Birrificio di San Gimignano.

Dal 27 al 30 aprile arriveranno a Colle artisti, ensemble e accademie da Italia, Svizzera, Germania,Olanda, Bosnia, Regno Unito e Messico, che si esibiranno insieme a ragazze e ragazzi provenienti da diverse scuole Waldorf italiane.

La sera il programma include grandi concerti con Franco Mussida, Eugenio Bennato e Ginevra Di Marco, oltre alla Notte del Mediterraneo del 30 aprile con Officina Zoè e gruppi provenienti da Francia, Svizzera e Italia. Il festival costruisce così un contesto di relazioni intergenerazionali e internazionali che coinvolge giovani, famiglie, professionisti e pubblico locale.

Festival Euritmia Mediterranea

Ginevra Di Marco è una cantante fiornetina classe 1970 che ha collaborato con tantissimi artisti del panorama italiano. Diventata famosa accanto a Giovanni Lindo Ferretti come seconda voce nei CSI, ha poi intrapreso la carriera solista esplorando diverse sonorità. La sua è una voce calda e profonda capace di raccontare storie lontane.

Porterai in scena il tuo album “La Rubia canta la Negra” chi sono questi due personaggi?
G:”Sì, diciamo che sono in qualche modo due personaggi. Mercedes Sosa, che è l’artista alla quale è stato dedicato questo mio disco nel 2017 era una cantora argentina straordinaria e veniva chiamata “la Negra” perché aveva questi caratteri fisici un po’ indio. “La Rubia”, cioè la bionda, sono io che canto “la Negra”… è un gioco di parole suggerito da una nostra fan che quando seppe che stavamo facendo questo disco ci propose di chiamarlo così. La proposta fu accolta gioiosamente era un’ idea un po’ scherzosa però inerente in realtà

“La Negra” è Mercedes Sosa, chi era?
G:”Mercedes Sosa è stata la voce dell’America Latina. Si parla di una cantante, autrice, interprete e anche una delle più grandi scrittrici dell’America Latina negli anni della dittatura. È stata una donna che ha avuto una vita, mille vite. Ha vissuto infatti una vita molto complessa perché è stata allontanata dal suo paese, esiliata per tanti anni. Ha difeso i suoi ideali di giustizia. Era una che cantava contro ogni forma di violenza e contro le guerre! E’ stato un personaggio socialmente e politicamente molto molto attivo in un periodo dove la musica attraverso le proprie canzoni si schierava da una parte. Lei è stata molto importante per l’America Latina diventando poi di fama mondiale, le sue canzoni hanno fatto il giro del mondo proprio come simbolo d i lotta e di libertà

Come mai hai scelto di proporre questo tuo album per la data del 29 aprile?
G:”È stata una richiesta degli organizzatori…in realtà questo album era fermo da un po’. Nel frattempo ci siamo dedicati ad altri progetti che sono usciti, ma sono molto felice di riproporlo. Sono canzoni straordinarie, scritte da autori bellissimi della musica latinoamericana del tempo… sono canzoni in lingua argentina che però sono assolutamente comprensibili. La fruizione è molto immediata perché lei aveva questa universalità grandissima, un talento veramente formidabile e quindi si percepisce subito nelle sue canzoni il dolore e la sofferenza data dalla sua vita. E’ stata infatti costretta lontana dalla sua famiglia, dalla sua casa e dalla sua terra. Però lei con coraggio e senza fermarsi mai ha continuato a cantare sui palchi di tutto il mondo queste canzoni cariche di ideali e di giustizia. Un personaggio bellissimo veramente da conoscere”

I Festival come Euritmia Mediterranea danno la possibilità di avere uno spazio dove portare qualcosa di diverso rispetto a quello che il mercato ci offre. Secondo te sono fondamentali spazi come questi?
G:”Assolutamente sì! Gli spazi li fanno le persone. Ci sono molte persone, organizzatori, intellettuali, pensatori, che credono ancora che l’arte sia qualcosa che arriva per cercare di elevare il nostro spirito e di renderci in qualche modo migliori laddove l’arte negli ultimi tempi è diventata una questione di numeri, di ascolti, di streaming, di tutto quel mondo che è puramente legato al mercato. Però di persone intelligenti e sensibili fortunatamente ce ne sono e così si cerca almeno di dare un’alternativa al resto, insomma…anche perché siamo artisti, noi musicisti che arriviamo proprio da un altro mondo, non so come dire, siamo proprio a parte. Noi siamo gli ultimi forse, l’ultima generazione che ha visto tutta un’altra musica

 

Dove combattere probabilmente aveva un valore.
G:”Sì esatto, comunque la musica la si faceva per urgenza di dire e non perché vuoi raggiungere dei risultati. E’ proprio la motivazione iniziale che è molto molto diversa. Per cui facciamo quello che sappiamo fare, insomma, siamo appartenenti  ad un altro mondo e continuiamo a fare la musica come l’abbiamo sempre intesa

Se il mercato guarda più i numeri che la sostanza, essere “fuori dal coro” o underground, è una cosa che è ancora più potente o si è sempre più isolati?
G: Dipende da cosa ti prefiggi di fare con quello che fai. Io non mi sento assolutamente isolata, mi sento altro, mi sento che viaggio su binari che sono paralleli. Per cui non mi interessa. Il resto è un mondo che non mi appartiene e non mi è mai appartenuto e ognuno penso che poi debba fare il suo. Però io devo andare a letto la sera ed essere soddisfatta di quello che ho fatto e aver dato il giusto senso che per me devono avere le cose. Va strabene così, non so come dire. Faccio concerti, ho la gente che mi segue, ho il mio mondo e mi va benissimo così. Non m i interessa nemmeno altro, non è che ho cercato mai di raggiungere altro da questo

Ti senti appagata così, non t i interessa il resto?
G:”Mi sembra di essere una super fortunatissima solo per il fatto di aver fatto diventare il canto il mio mestiere e di averci potuto vivere, di averci potuto crescere tre figli è molto più che abbastanza…è un pensiero che tra l’altro porto nel cuore quotidianamente, sono molto grata alla vita. “Gracias a la vida” proprio il caso di dire, è come diceva Mercedes Sosa, perché mi ha dato tanto, mi ha dato proprio tanto, sì

Ti faccio un’ultima domanda. Cosa rappresenta i l folklore in Italia?
G:” Credo che tutta la musica popolare non sia assolutamente un fossile da museo, ma sia qualcosa di estremamente vivo ancora. Viene a raccontarci il nostro passato, le nostre radici, ci racconta quali sono state le lotte che ci sono state prima di noi, le sofferenze, i canti che sono venuti dal basso dalla povera gente, cioè quante canzoni ancora del passato ci raccontano il nostro oggi. E interessante creare anche questo parallelismo, no? E quindi ti dico, non la vedo per niente qualcosa di museale, di finito. Anzi, conoscere le nostre radici ci aiuta a comprendere di più il nostro presente e questo l’ho sempre pensato.
Noi abbiamo preso la musica popolare e l’abbiamo fatta nostra, l’abbiamo riarrangiata ed è stato stimolante perché non venivamo da quel mondo.
E’ stato bello anche fare questo tipo di lavoro, di rivitalizzarla alla nostra maniera. Però credo che sia qualcosa di assolutamente attuale, anzi di cui abbiamo bisogno

A cura di Valeria Mazzola

 

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