Le spiegazioni di Tafani sul “no” al sintetico al Rastrello: “il nostro impegno c’è stato, non ci sentiamo colpevoli.”
8 Giu, 2015
tafani

Dopo le dichiarazioni del Presidente della Robur Antonio Ponte in merito alla necessità di un sostegno da parte dell’amministrazione comunale di Siena nel poter avere un campo ottimale su cui poter giocare, avendo magari un tappeto di erba artificiale al rastrello, Questo pomeriggio ai microfoni della Tribù del Calcio è intervenuto l’assessore allo Sport Leonardo Tafani che ha dato una spiegazione della decisione del comune di non sostenere i costi di realizzazione del sintetico.
“Posso soltanto sottolineare quanto già detto nel comunicato congiunto diramato con il Sindaco Valentini.”
Tafani affronta tocca due tematiche principali: il sintetico al rastrello e il settore giovanile.
In merito al tappeto di erba artificiale al rastrello Tafani evidenzia i reali problemi esistenti: “per realizzare il sintetico è necessario un diritto di superficie che il Comune di Siena avrebbe dovuto conferire alla Robur Siena, quindi l’amministrazione comunale dovrebbe dire ai suoi cittadini che lo stadio, in tal caso, sarà di proprietà della Società Robur, una decisione che porterebbe una privazione per l’intero comune per decenni. Non è una scelta che può prendersi il Sindaco o la giunta, è un atto che richiede il passaggio in consiglio comunale, stiamo parlando di un impegno che riguarderà le generazioni future.”
In merito alle giovanili Tafani esprime il suo personale impegno messo nel cercare una mediazione con le realtà sportive del territorio che secondo l’assessore allo sport “non riescono a fidarsi della società dopo il cataclisma Ac Siena.”
Tafani sottolinea anche l’impegno messo dalla stessa amministrazione comunale nel realizzare a Settembre la convenzione per l’utilizzo del Rastrello: “il comune di Siena si è fatto carico della ristrutturazione del manto erboso per renderlo in condizioni ottimali, un intervento che è costato circa 20mila euro. La nostra disponibilità c’è stata fin dagli albori della società Robur, non ci sentiamo colpevoli di niente.”

 

Carolina Sardelli