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La finale di Pescara, i due Fedelissimi d’Oro, la voglia di allenare: la storia d’amore tra Guberti e Siena continua

Alla fine non ha saputo resistere al fascino di Siena, Stefano Guberti. L’operazione era già stata perfezionata da tempo, le prime voci si diffusero addirittura l’11 febbraio. Guberti si era preso del tempo per sciogliere i dubbi legati alle questioni familiari, con tre bambini di cui due iscritti alle scuole elementari. Ma col passare del tempo la trattativa sembrava saltata, tanto che il ds Grammatica aveva virato su altri nomi. Poi il ritorno di fiamma negli ultimi giorni, il sì alla Robur come scelta di cuore e di vita, lui che voleva già legarsi a lungo alla città, dopo i tre anni vissuti dal 2017 al 2020, qualche presenza da capitano e due Fedelissimi d’Oro vinti, cosa successa nella storia solo a Ravazzolo, Argilli, Chiesta e Vergassola.

La prima stagione la visse da grande protagonista: 5 reti, diversi assist prima di qualche problema fisico che lo aveva visto tornare in campo a mezzo servizio solo nella finale di Pescara col Cosenza, “una delle delusioni più grandi della mia carriera”, disse dopo quella partita. L’anno seguente, il Mignani bis, Guberti segna sei reti ma spesso entra dalla panchina negli spezzoni finali. Tanto che a gennaio chiede di andare via quando si presenta una ricchissima offerta della Reggina. L’attaccante sardo ci pensa, riflette un po’ ma alla fine sceglie di rimanere, perché la famiglia Durio-Trani gli aveva promesso una carriera da allenatore una volta appese le scarpette al chiodo. Il terzo anno è una delusione totale, Dal Canto lo vede prima punta ma lui non vede quasi mai il campo, perché arriva il primo infortunio importante della carriera, uno strappo muscolare che lo tiene a lungo fuori. E quando rientra, arriva il Covid a chiudere il campionato e anche la breve storia della Robur Siena.

Aveva un altro anno di contratto più la promessa di allenare le giovanili, ma l’accordo diventa carta straccia. A quel punto sceglie di tornare in Sardegna, la terra di sua madre, dove è cresciuto fino a 18 anni prima di andarsene in giro per l’Italia e pure in Europa, con le maglie di Roma e Sampdoria. Firma per il Latte Dolce Sassari, squadra che ha da poco accolto Marcos Sartor. 15 presenze di cui appena 5 da titolare, un paio di assist, poi la chiamata della Robur a cui non si può dir di no. “Avevo un sogno, quando sono andato a Perugia, quello di tornare in A – disse Guberti il primo anno in bianconero – penso di non riuscirci da calciatore ma, magari, da allenatore sì”. Un ruolo che inizierà probabilmente a Siena. Adesso, però, c’è un altro obiettivo più immediato: riportare la Robur tra i professionisti. Primo ostacolo la Flaminia, dopodomani all’Artemio Franchi alle 14.30, la radiocronaca si potrà seguire come sempre su Antenna Radio Esse.

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