Per l’intervista della settimana di Domenica 1 Marzo al nostro microfono abbiamo Michele Petricci, direttore dell’associazione di promozione sociale The B- Side che ci parlerà di Bottega Roots e dei suoi dieci anni di attività.
Dieci anni (Marzo 2016 – Marzo 2026), oltre 600 live, più di 1000 artisti ospitati e una passione, quella per la Musica, che non ha perso un grammo di smalto.
Bottega Roots Casa del Popolo spegne le prime dieci candeline e dimostra che SI-PUÒ-FARE (MUSICA!)!

Buongiorno e bentrovati da Elena Conti, per l’intervista della settimana di oggi al nostro microfono abbiamo Michele Petricci, direttore dell’associazione di promozione sociale The B- Side che ci parlerà di Bottega Roots e dei suoi dieci anni di attività. Benvenuto Pedro, anche se ti chiami Michele mi hai detto che è tutta la vita che ti chiamano Pedro quindi continuerò a farlo anche io. Raccontaci di Bottega Roots e di questi dieci anni in cui ha avuto tante evoluzioni e tanti cambiamenti, però è un bel traguardo.
P: “Buongiorno e intanto grazie per lo spazio che mi date. Sì diciamo che dieci anni ora come ora non sono una cosa da poco.”
Per la realtà di musica dal vivo è un grande traguardo.
P: “Sì una scommessa non indifferente, dieci anni fa quando abbiamo iniziato non ci avrei giurato che saremmo arrivati a dieci anni di attività. Credo che l’intuizione vincente sia stata l’abbinamento tra musica dal vivo e una somministrazione di qualità, una location dove si può godere di un concerto anche di una certa qualità, seduti al tavolo facendo cena o consumando un aperitivo.”
Mettimi anche un po’ a fuoco il locale, perché quasi tutti vi conoscono ma ci può essere qualcuno che non vi conosce. Dove sono queste realtà? Dove sono state anche nel passato? Per capire un po’ da dove sono arrivate.
P: “Noi siamo Bottega Roots Casa del Popolo che è quella che compie appunto dieci anni, è accanto al Teatro del Popolo di Colle Val d’Elsa, poi siamo a Siena in Pantaneto da otto anni perché lì Bottega Roots è nata nel 2018. La nostra esperienza è nata come appoggio alla nostra gestione del Sonar, ai tempi noi abbiamo gestito quello per dodici lunghi anni e nel 2016 appena iniziata la gestione per conto del comune di Colle Val d’Elsa del Teatro del Popolo, ci venne l’idea di sfruttare gli spazi della Casa del Popolo che ai tempi erano abbandonati e quindi è stato un progetto di recupero di spazi urbani dimenticati, era un luogo chiuso da ormai due anni e noi avevamo pensato semplicemente a uno spazio serale anche per gli avventori del Sonar.
Partivamo da questa nostra sicurezza e da lì in poi la storia si è sviluppata in maniera indipendente e il fatto di portare concerti in orario serale, potendo fare anche cena e offrendo una fruizione un po’ più rilassata di quello che poteva essere la musica dal vivo ha avuto un grande successo.”

La ristorazione che affianca la buona musica. Tante difficoltà però in questi anni dovute alla burocrazia e la difficoltà di operare in centri storici.
P: “Sì indubbiamente, i problemi li riscontriamo soprattutto su Siena in via Pantaneto dove infatti facciamo una programmazione più limitata e sicuramente anche cose meno “invasive”. Mentre a Bottega Roots Casa del Popolo ne abbiamo avuti tanti di problemi ma abbiamo lottato con le unghie e con i denti e siamo riusciti a mantenere nel tempo una programmazione di qualità soprattutto in inverno, avendo insonorizzato i nostri spazi in maniera adeguata sopra non abbiamo situazioni abitative ma ci sono varie associazioni che abitano la Casa del Popolo e quindi in quel periodo riusciamo a fare un’attività senza particolari patemi.”
Questo è un gran risultato perché siete un punto di riferimento per tanti gruppi che vorrebbero fare musica e che non riescono più da nessuna parte.
P: “Sì indubbiamente, noi facciamo una programmazione che prevede gruppi internazionali, professionisti e quant’altro però diamo anche molto spazio alle realtà locali.”

Scusa, chiedo a te che sei dell’ambiente, avendo gruppi internazionali e programmando concerti di spessore, queste tematiche delle difficoltà della musica dal vivo nei centri abitati ci sono anche negli altri paesi?
P: “Ma certo, è una discussione sempre aperta, poi spesso con questi artisti che conosciamo che conosciamo da magari dieci, vent’anni ci lasciamo spesso andare prima o dopo il concerto a chiacchierate su questa questione e la crisi è indubbiamente diffusa, in Toscana particolarmente perché poi la legge regionale è una delle più restrittive, questo va detto e ricordato, e i problemi purtroppo a questo punto non riguardano nemmeno più solo i centri abitati perché abbiamo delle normative particolarmente stringenti da questo punto di vista.”
Toccando il discorso normativo alla luce di Crans-Montana, non sarebbe mai potuta succedere una cosa del genere in Italia, perché ci sono controlli maggiori, oppure sì?
P: “Per esperienza ti dico nei locali di pubblico spettacolo sicuramente no, perché i pompieri si occupano di questo tipo di problematiche con largo anticipo e non ti fanno stare aperto se non sei completamente ignifugo. Il Problema è che spesso vengono fatte attività di pubblico spettacolo, come ad esempio è stato per questa tragedia, in location che non sono da pubblico spettacolo. Quindi se fai una discoteca in un bar non hai quel tipo di misure di sicurezza e a quel punto c’è una doppia colpa secondo me: intanto fai un’attività che tu non puoi fare e poi lì c’è stata una negligenza totale da parte dei proprietari.”
Ho sentito facendo queste interviste che a ricaduta, a seguito di Crans- Montana tanti luoghi, anche musei e istituzioni aperti al pubblico, stanno riguardando la situazione per farsi trovare pronti nel caso di incidente e mi immaginavo che anche da voi siano subito venute delle ispezioni a seguire o no?
P: “Noi ci siamo sempre premurati di essere ligi alle normative, anche dal punto di vista del rumore, anche se la musica NON è rumore ma così la chiamano, noi ci siamo sempre premurati di avere un nostro piano di emissioni sonore autorizzato e firmato da un professionista del settore che in caso di controllo ci salva da sanzioni, costa un po’ ma sarebbe auspicabile che tutti facessero questo perchè ti mette nella condizioni di svolgere le tue attività in sicurezza e evitare sanzioni e chiusure.”

Ora vi siete anche impegnati, visto che il vostro centro operativo principale è a Colle Val d’Elsa anche se avete un’attività su Siena, nella candidatura di Colle come città italiana della cultura 2028. Tu credi in questo progetto? Quante speranze ci sono? Cosa state facendo per questa candidatura?
P: “Sì noi siamo nati nel 2002 a Siena come B-Side, ma dal 2004 grazie al Sonar siamo emigrati a Colle lavorativamente parlando e quindi non potevamo non sposare questa candidatura e io direi che il traguardo di essere rientrati tra le prime dieci città in lizza sia già una bella vittoria, anche perché questo ha dato modo di creare sinergie nella città e il lavoro che è stato fatto sicuramente non sarà fine a se stesso, i frutti li stiamo già vedendo e ne godremo ancora per anni indipendentemente da quello che sarà il risultato. Crederci ci crediamo, anche arrivare tra le prime dieci sembrava difficile, ci sono città molto più grandi, più blasonate con tutto il rispetto per il nostro territorio, quindi già quello sembrava impossibile… quindi perché non credere?
In questa fase operativa cosa dovete fare? Creare progettualità? Creare un dossier?
P: “Il dossier è già stato creato e già stato consegnato. Proprio oggi sono a Roma a presentarlo definitivamente. Ci sono stati inseriti tre nostri piccoli progetti e quindi c’è del nostro in questa situazione, speriamo di poterli realizzare perché sarebbe molto bello. Ma ripeto sicuramente questo percorso ha giovato alla città anche solo con l’avvento della giunta del sindaco Pii (Piero) che ha lanciato questa candidatura, abbiamo ritrovato durante l’estate grosse agevolazioni nel realizzare quelli che erano i nostri progetti artistici, quindi anche per la musica che fino a qualche anno fa ci creava tantissimi problemi con un certo accanimento contro la nostra attività già siamo riusciti a fare un bel programma estivo.”

Il programma rientra nei festeggiamenti o saranno incentrati su altro? Cioè è tutta la programmazione di quest’anno che rientra nei vostri dieci anni di festeggiamento o avrete degli eventi mirati?
P:”Sicuramente sì rientra un po’ nell’annata, abbiamo fatto una programmazione particolarmente ricca, però ci tenevo a presentare i due appuntamenti che poi saranno quelli in cui brinderemo e si mangerà la torta dei dieci anni per cui facciamo Sabato 14 Marzo il “Volume 1” con un gruppo hillie billie punk che viene da Bilbao, quello dell’immaginario rock e rock’n’roll è uno dei nostri filoni più importanti e poi mercoledì 18 Marzo finiamo con Zulù dei 99 Posse in concerto con Caterina Bianco, quindi una cosa intima da godere al tavolo perché anche questa è una delle nostre caratteristiche.
Che ti auguri per i prossimi dieci anni?
P: “Mi auguro di continuare con questo successo e che la musica riesca a trovare sempre più spazio e sempre più posti dove poter regalare le emozioni che solo la musica riesce e regalare.”
Allora ti ringrazio, ringrazio Bottega Roots e vi faccio i complimenti per questi primi dieci anni. Ringrazio anche gli ascoltatori di AntennaRadioEsse che ci hanno seguito.










