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Inaugurato l’anno accademico 2022-2023 dell’Università per Stranieri di Siena

E’ stato inaugurato, nella gremitissima aula magna Virginia Woolf, l’anno accademico 2022-2023 dell’Università per Stranieri di Siena.

Il rettore Tomaso Montanari, a un anno dal suo insediamento, ha ripercorso i risultati dell’anno passato e i progetti per il prossimo, seguendo il filo del Codice Etico entrato in vigore lo scorso 29 ottobre. Nel preambolo si dice che l’Università “persegue obiettivi generali di promozione della conoscenza, respinge ogni forma di nazionalismo, riconosce come patria il mondo intero e l’umanità tutta, sostiene il diritto alla libertà di movimento e di residenza, pratica e diffonde i principi della sostenibilità e della giustizia ambientale, contribuisce a rimuovere gli ostacoli all’istruzione universitaria e a garantire il diritto allo studio a tutte e a tutti”. Inoltre si afferma che l’Università “si ispira al carattere antifascista e ai principi della Costituzione della Repubblica italiana”.

Tra le occasioni rilevanti, il convegno sulla controversa genesi del Giorno del Ricordo, il bellissimo murale dedicato ai fratelli Rosselli del maestro Francesco Del Casino, la dedica di 12 aule ai 12 professori che non giurarono fedeltà al fascismo: tutti questi momenti hanno scandito la vita accademica dell’anno appena trascorso.

“Essere coerenti con questa storia e con questo progetto significa innanzitutto avere come faro dell’azione di governo dell’ateneo la tutela della persona umana. L’Università lavora per ridurre, e tendenzialmente far scomparire, la precarietà lavorativa di tutto il personale e in questo anno ha scelto di trasformare le posizioni a tempo determinato in posizioni a tempo indeterminato, sia per il personale docente che per quello tecnico-amministrativo. Riguardo al bilancio”, ha proseguito il rettore, “è solido e in crescita, e, grazie a un Accordo di programma sottoscritto con l’ex ministra Messa, gode di un nuovo finanziamento triennale. E’ stato inoltre costituito un Osservatorio per la precarietà, un’iniziativa senza precedenti negli atenei italiani”.

Molti sono stati i ringraziamenti per delegati e delegati che hanno aiutato in questo anno il rettore  a costruire un governo plurale.

La crescita delle immatricolazioni del periodo prepandemico si è invertita negli ultimi due anni e l’ateneo sta ripensando la struttura della sua offerta formativa. Molto dipende anche dalle residenze e dai servizi per le studentesse e gli studenti, dal problema dell’alloggio e delle mense. Tra i progetti per l’anno prossimo la creazione di un luogo non confessionale di meditazione e preghiera, e una biblioteca più grande.

“Dallo scorso febbraio, quando Putin ha aggredito l’Ucraina, il sito di Ateneo ha aperto la sezione Voci contro la guerra, accogliendo contributi e riflessioni di colleghe e colleghi russi e non ha interrotto i rapporti con la Russia; l’Università per Stranieri”, ha sottolineato,“è l’unica università italiana che continua a certificare la conoscenza della lingua russa. Nell’organico dell’Ateneo son entrati tre docenti dell’Ucraina e due della Russia, è attivo un insegnamento di lingua ucraina”.

Il ventaglio delle lingue insegnate a Unistrasi si allargherà nei prossimi mesi e prenderanno il via anche l’insegnamento della lingua turca, swahili e vietnamita.

Il rettore ha poi ricordato lo scavo di San Casciano dei Bagni coordinato dal prof. Tabolli quale esempio compiuto che tiene insieme ricerca, didattica e terza missione, i tre caposaldi di ogni Ateneo.

Tra gli obiettivi da raggiungere Montanari ha inserito l’accessibilità, sia fisica che digitale e il lavoro per l’universo del carcere, che in questo anno si è rafforzato con la firma del protocollo regionale per il Polo penitenziario.

La rappresentante degli studenti Francesca Parri, ha messo in evidenza l’urgenza di interventi per gli alloggi e le mense: “È per noi importante la situazione dell’Azienda del Diritto allo Studio toscano, definanziata totalmente dalla Regione Toscana per colmare i buchi di bilancio creati dalla pandemia. Come sempre sono la cultura ed il sapere a pagare, e come sempre gli studenti e le studentesse restano marginali nelle pianificazione politiche. Anche oggi ci teniamo a ricordare che le promesse vuote non ci bastano più, che vogliamo vedere i fatti e gli stanziamenti che servono per rendere realmente accessibile l’Università alle fasce più deboli della popolazione. Abbiamo iniziato a gennaio una campagna regionale per lottare contro chi rilega le Università all’ultima ruota del carro nei bilanci, quegli stessi bilanci in cui un grande assente è proprio lo Stato con i suoi finanziamenti, così come resta marginale negli stanziamenti economici al nostro Ateneo. In una Regione in cui nelle residenze unversitarie mancano i posti alloggio, in una città in cui mancano gli spazi e la volontà politica dell’amministrazione comunale nell’avere una progettualità che coinvolga la comunità studentesca senese, pretendiamo che ognuno si prenda le proprie responsabilità di questa situazione deplorevole”, chiudendo poi con un interrogativo pesante: “ci ricordate di combattere per i nostri diritti, di alzare la testa per riprenderci il futuro, di lottare per una società giusta, sostenibile, antifascista e pluralista, di difendere l’illusoria democrazia del nostro Paese: io vi chiedo, la democrazia ha il suono dei manganelli sulla carne fresca degli studenti in lotta?

Carla Porri, rappresentante del personale tecnico-amministrativo, ha sottolineato i risultati positivi raggiunti nella contrattazione interna: “Reputo che i risultati siano molto buoni e visibili a tutti: dai miglioramenti dei nuovi contratti integrativi, alla proficua attuazione economica dei regolamenti per sussidi e benefit e per le progressioni economiche orizzontali, all’assunzione di nuovo personale”. Altro elemento positivo, il regolamento per il lavoro agile, “che ha segnato un importante passo in avanti nell’ottica di un’organizzazione del lavoro più serena e proficua. Rimangono alcune criticità da migliorare: la condivisione di intenti, di strategie e di obiettivi, perché ognuno possa riconoscersi parte viva dell’Ateneo e una maggiore trasparenza comunicazione quali basi per instaurare un più diffuso senso di fiducia”.

Di precarietà lavorativa ha parlato anche Orlando Paris, rappresentante dell’Osservatorio sulla precarietà: “L’istruzione, la ricerca e l’alta formazione sono tra i settori pubblici maggiormente caratterizzati dalla precarizzazione del lavoro, dove assenza di tutele e intermittenza del reddito sembrano qualificare la vita di migliaia di persone, più o meno giovani. Il sistema universitario italiano si regge sul lavoro precario, non garantito in termini contrattuali, previdenziali e assistenziali. A fronte di 51.000 docenti strutturati, le precarie e i precari sono 65.710: oltre la metà del personale che fa ricerca e didattica negli atenei italiani ha un contratto precario e in molti casi non ha  tutele. L’osservatorio sulla precarietà nasce per accendere un faro sulle condizioni lavorative, per comprendere quanto e come incide il lavoro precario nel nostro ateneo, per studiarlo, per monitorarlo nel tempo”.

All’inaugurazione è seguito il conferimento della laurea magistrale honoris causa in Scienze linguistiche e comunicazione interculturale alla scrittrice russa Ljudmila Stefanovna Petruševskaja.

“Festeggiamo Ljudmila Stefanovna Petruševskaja, che diventa oggi una nostra laureata ad honorem, ha affermato Giulia Marcucci, docente di lingua e traduzione russa, nella sua Laudatio, “una delle maggiori scrittrici della Russia contemporanea entra a far parte della nostra comunità universitaria: narratrice, drammaturga, sceneggiatrice, favolista, poeta; ma anche cantautrice e pittrice. I graffi e la tenerezza del secolo breve ci parlano nell’opera di questa donna che ha preso per prima posizione contro la guerra di Putin in Ucraìna. Lei, ‘moscovita-ucraina’, come ama definirsi. Una donna che per giungere oggi qui da noi è partita da lontano; ma soprattutto una donna che ha viaggiato nel tempo: ha subìto gli effetti del terrore staliniano quando la sua famiglia era considerata nemica del popolo; è vissuta da sfollata a Kujbyšev durante la Seconda guerra mondiale; ha attraversato le ondate repressive del dopoguerra e il Disgelo; subìto la censura negli anni della Stagnazione, vivendo infine le incerte aperture degli anni Ottanta, e la fine dell’Urss, e la nuova storia, punteggiata di nuova repressione e di nuova censura, della Russia di oggi. Una viaggiatrice anche nella vita delle donne: che impara ad ascoltare, raccogliendo storie trasmesse di bocca in bocca e cresciute fino a diventare patrimonio di un folklore alternativo alle narrazioni ufficiali, con favole e racconti che parlano di  un intreccio doloroso e vitale di sofferenza e amore, di violenza e redenzione e che rilanciano nel clima della postmodernità i tragici conflitti esistenziali di Dostoevskij e di Čechov. Vorremmo”, ha concluso Marcucci, “in quest’aula magna questa grande donna che oggi ci riconosce l’onore di averla come nostra studentessa per un’ora e poi collega della nostra comunità universitaria per sempre sentisse il caldo buono del nostro riconoscimento e l’affetto della nostra riconoscenza”.

“La prima lezione della Professoressa Petruševskaja” – questo il titolo della Lectio Magistralis della scrittrice – è un insieme di aneddoti, un racconto che ripercorre alcuni momenti cruciali della sua vita.

Tutta vestita di scuro, con un largo cappello e dei lunghi guanti che lasciano scoperte le dita, due occhi chiari e accesi, la Petruševskaja racconta di quando nel ‘91, per sfuggire all’arresto nel suo paese, preparò 15 uova e le mise in valigia insieme a del pane e del prosciutto, prendendo un treno verso Torino con i suoi due figli. Racconta di un viaggio lungo due giorni, dell’arrivo a Grenoble dove era stata invitata ad un festival teatrale e di come riuscì a convincere la contessa Nicole, che l’aveva invitata a cena, a offrire la cena anche ai suoi due figli. “I miei figli avevano capito cosa mi si diceva al telefono, e che loro non erano stati invitati. I miei figli sono intelligenti. Chi ha fame è molto intelligente” – racconta la scrittrice.

Racconta poi di essere stata invitata, più tardi, al Festival di Taormina a tenere il suo concerto-cabaret. Quella volta donò i proventi del suo spettacolo ad un centro per malati di AIDS fondato da una rivista russa. Fu a quella rivista che chiese qualche tempo dopo di pubblicare un suo racconto, intitolato “Igiene”, un racconto crudele e quasi profetico, in cui, tentando di sfuggire al contagio durante una pandemia, una famiglia isola la bambina (e il gatto), nutrendola attraverso un buco nella parete. Sarà uno strano giovane che bussa alla porta a salvarla, proprio come accadrà ad una bambina russa contagiata di AIDS in ospedale a causa di una siringa infetta: sarà rinchiusa in una stanza dell’orfanotrofio e nutrita attraverso un buco, poi due medici russi la adotteranno e la porteranno a vivere con loro. “Ecco – conclude la sua lezione Ljudmila Stefanovna – io vorrei ringraziare quei due medici per ciò che hanno fatto per quella bambina”.

“Questo riconoscimento è il nostro modo per dirle grazie e per indicarla come esempio alle nostre studentesse e ai nostri studenti”, ha concluso il rettore Tomaso Montanari.  “La ragione per cui desideriamo ringraziarla è l’amore per il genere umano che ha saputo esprimere in tutta la sua opera letteraria. La ragione per cui abbiamo deciso di proporla come esempio alla nostra comunità e a tutti è la sua indomabile tensione ad opporsi ad ogni potere, la sua incrollabile dedizione alla causa degli oppressi”.

 

 

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