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Inaugurata l’Area Critica all’ospedale di Campostaggia

L’Area critica dell’ospedale di Campostaggia, a Poggibonsi, è ufficialmente inaugurata. Un evento, quello di stamane, molto sentito dai professionisti dell’Anestesia, Rianimazione e Cardiologia che hanno lavorato al progetto, a cui è arrivato il plauso del presidente della Terza Commissione regionale Stefano Scaramelli, dei sindaci della zona Valdelsa, del commissario Enrico Desideri e il ringraziamento del vice commissario Enrico Volpe dell’azienda USL7 di Siena.

“Il modello della sanità che stiamo sviluppando è un riferimento per il resto del nostro paese – ha affermato Scaramelli, che, dopo aver portato il saluto dell’Assessore alla salute Stefania Saccardi, ha allargato il discorso all’attuale fase di riordino del sistema sanitario toscano.

“Quella che andiamo a definire con il contributo di tutti – ha precisato Scaramelli – sarà sicuramente una riforma che parte da buone esperienze. E’ questa la fase più importante. La Terza Commissione, che presiedo, lavorerà in sinergia con l’assessore Saccardi. E avrà il compito di raccogliere i contributi che arriveranno dagli incontri con tutte le forze politiche, sindacali, con i sindaci e gli operatori, per meglio definire il sistema, nella continuità di un’evoluzione del modello toscano”.

Intanto l’ospedale di Campostaggia conferma il modulo per intensità di cure che vede l’Area Critica con due livelli assistenziali: la parte intensiva con 4 posti letto ad alta tecnologia destinati ad accogliere pazienti che necessitano monitoraggio continuo e intensivo delle funzioni vitali e l’Area sub-intensiva con 8 posti letto destinati a pazienti prevalentemente cardiologici e comunque a pazienti che non necessitano di assistenza respiratoria invasiva.

“Il nostro compito – ha introdotto Enrico Desideri – è quello di realizzare un’organizzazione sostenibile e rivolta ai bisogni del cittadino, realizzando un raccordo strutturato tra le comunità degli specialisti e dei medici di famiglia e rafforzando la rete degli ospedali sul territorio e quello che sarà il nuovo ruolo del distretto”.

L’Ospedale per “intensità di cura” è orientato già a questo. Organizzato in aree che aggregano i pazienti in base alla maggiore o minore gravità del caso e al conseguente minore o maggiore livello di complessità assistenziale, garantisce continuità assistenziale, integrazione delle risorse e dei professionisti , valorizzando le competenze e le professionalità. Un modello che è stato già realizzato anche all’ospedale di Nottola, e che coniuga al meglio sicurezza, efficienza, efficacia ed economicità dell’assistenza, mantenendo la centralità del paziente .

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