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Imu agricola, il no di Coldiretti

“L’Imu agricola rischia di accelerare il processo di spopolamento di alcune zone del territorio e di mettere ancora di più in crisi i bilanci delle imprese agricole”. Così il direttore di Coldiretti Siena Francesco Sossi su quella che potrebbe essere un’ ulteriore tegola sul lavoro degli imprenditori agricoli.

Quello che risulta incomprensibile è il parametro di applicazione della tassazione che si riferisce all’altimetria, non dei terreni, ma all’altitudine sul livello del mare su cui si trova ubicato il palazzo comunale.

“Facciamo un esempio concreto: se la sede del comune si trova al di sotto dei 280 metri sul livello del mare ma il terreno di un’impresa agricola è sopra i 280 metri, il titolare dovrà pagare l’Imu. Non c’è logica in questo ragionamento – ha specificato il direttore Sossi – e poi c’è l’inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse. Sono cose che non possiamo accettare perché gli imprenditori agricoli vivono con la terra che è il mezzo con il quale si sostengono e producono beni per la comunità”.

I tempi stringono perché il 26 gennaio c’è la scadenza del pagamento mentre il 21 gennaio è atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu nelle zone montane adottata dallo stesso Tar il 23 dicembre scorso.

“Anche per questi motivi come Coldiretti sosteniamo la richiesta da più parti avanzata, che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie ma che soprattutto, qualunque sia l’altimetria, vengano esclusi dal pagamento i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli che traggono il loro reddito solo dalla attività agricola”.

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