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Il cantiere del Buongoverno “svela” i tesori di Lorenzetti

Il Buongoverno come non si è mai visto: scoprire e riscoprire il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti avendo la possibilità di vederlo da vicino. E’ questo uno degli scopi del cantiere dell’affresco famoso nel mondo, che aprirà le sue porte al pubblico nel prossimo autunno.

Vedere a pochi metri l’Allegoria e Effetti del Buono e Cattivo Governo, svelare piccoli e grandi caratteristiche dell’affresco, da un punto di vista finora impossibile da raggiungere. Con l’allestimento del cantiere per il progetto di manutenzione conservativa, il Comune di Siena apre al pubblico questa grande possibilità. Dal prossimo autunno saranno infatti prenotabili le visite guidate, in cui i restauratori all’opera spiegheranno direttamente ai cittadini il progetto conservativo applicato agli affreschi. Potendo accedere alle impalcature da una straordinaria posizione privilegiata, si potranno ammirare da molto vicino tutti i dettagli e i particolari del capolavoro pittorico che ha reso celebre Siena in tutto il mondo.

Un’occasione unica al mondo quella che avranno i visitatori del nostro Museo Civico, accompagnati, grazie a questo cantiere, all’interno di un vero e proprio capolavoro pittorico capace di essere attuale e rappresentativo anche se risalente alla metà del 1300”. Così il sindaco di Siena Luigi De Mossi a margine della presentazione del cantiere, presentato per la prima volta alla stampa oggi, lunedì 30 maggio, e visitabile e aperto al pubblico a partire dal prossimo ottobre.

Il progetto di manutenzione conservativa

Nel 2021 il Comune di Siena ha dato inizio, ad un progetto di diagnostica, valorizzazione e manutenzione conservativa del capolavoro di Ambrogio Lorenzetti, avvalendosi della consulenza di professionisti di settore e, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Siena, dell’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del CNR di Firenze e della Soprintendenza SABAP di Siena Grosseto e Arezzo ed il sostegno del Rotary Club Montaperti, San Casciano-Chianti, Siena, Siena Est e Inner Wheel.

Nel febbraio 2022 è stato istallato all’interno della sala della Pace un cantiere con un ponteggio che consentirà la verifica dello stato conservativo degli affreschi al fine di valutarne le azioni più idonee alla salvaguardia.

Tale intervento si è reso necessario per il monitoraggio delle condizioni della superficie dipinta a circa trentacinque anni di distanza dalla conclusione dell’ultimo restauro. In esso, grazie a metologie all’epoca innovative era stato permesso di arrestare il progressivo degrado manifestato assai precocemente dagli affreschi e recuperarne tutta la ricchezza e complessità.

L’intervento attualmente in corso non si limita tuttavia ad un aggiornamento della valutazione dello stato dell’opera effettuato con l’utilizzo delle più attuali strumentazioni e metodologie diagnostiche. Si configura, infatti come un’irripetibile occasione di approfondimento sia sulla tecnica pittorica di Ambrogio Lorenzetti sia sulle cause delle alterazioni dei preziosi dipinti e sui passati interventi di restauro, andando a costuire la base per le future azioni sulla loro conservazione e salvaguardia.

Grazie ad un approccio multidisciplinare nell’ambito dell’intervento è previsto il lavoro sinergico di varie professionalità: restauratori, archeologi dell’architettura, chimici, petrografi, fisici e architetti che, in collaborazione con gli specialisti del Comune di Siena, indagheranno l’organizzazione del cantiere di Ambrogio Lorenzetti nella sua articolazione, ripercorrerdo tutte le soluzioni adottate dall’artista per la restituzione del messaggio etico affidatogli, che, ha reso e rende il ciclo affrescato della sala della Pace uno dei più grandi capolavori dell’arte occidentale.

Sala del Buongoverno

Tra i capolavori che hanno contribuito a rendere celebre Siena nel mondo, la Sala della Pace del Palazzo Pubblico, nota anche con il nome di Sala dei Nove o del Buongoverno era l’ambiente dove i governanti della città medievale, committenti del famoso manifesto civile e politico che ne occupa le pareti, svolgevano le proprie riunioni.

Il ciclo qui affrescato, noto come Allegoria e Effetti del Buono e Cattivo Governo, fu realizzato nel 1338 dal pittore senese Ambrogio Lorenzetti. La figurazione, in cui sono rappresentate le due opposte forme di governo della Democrazia e della Tirannide e i loro opposti effetti sulla città, sulle campagne e sulla vita quotidiana delle persone, si sviluppa su tre pareti.

La narrazione ha inizio sul muro nord, dove è rappresentata l’Allegoria del Buon Governo. Alla sinistra dell’osservatore la Sapienza, in alto, regge una grande bilancia tenuta in equilibrio dalla Giustizia in trono, sui cui piatti due angeli amministrano la giustizia commutativa e distributiva. Ai suoi piedi è seduta la Concordia che tiene sulle ginocchia una pialla, simbolo di uguaglianza, e consegna una corda intrecciata ad un corteo di cittadini, che a loro volta la affidano ad un nobile vegliardo, rappresentazione allegorica del Comune di Siena con ai piedi la lupa che allatta i gemelli, simbolo della città. Sulla sua testa aleggiano le tre virtù teologali, Fede, speranza e Carità e ai lati sono sedute le quattro virtù cardinali, Fortezza, Prudenza, Giustizia e Temperanza, a cui si aggiungono la Magnanimità e la Pace, affascinante figura femminile che ha dato il nome all’intera sala.

Sulla parete est trova invece posto la raffigurazione degli Effetti del Buon Governosulla città e sulla campagna, in cui il pittore riproduce un suggestivo spaccato dell’ambiente urbano e rurale della Siena medioevale.

Diametralmente opposta è la scena raffigurata sul muro ovest che condensa sia l’Allegoria del Cattivo Governo, in cui la Giustizia si trova legata e svilita ai piedi della Tirannide, una tetra figura dagli attributi demoniaci attorniata dalla Crudeltà, dal Tradimento, dalla Frode, dal Furore, dalla Discordia e dalla Guerra, sia i suoi Effetti su una città distrutta in preda alla violenza e su una campagna sterile e devastata.

Il Governo dei Nove

Committenti del ciclo sono i Nove, una delle principali magistrature della Repubblica di Siena, in carica dal 1287 al 1355. Il periodo del loro governo coincide per la città con il momento di massimo splendore politico ed economico: vengono aperti nuovi e numerosi cantieri, tra i quali quello del duomo, edificati molti palazzi, incluso il Palazzo Pubblico e completata una parte consistente della cinta muraria.

I Nove costituiscono l’esecutivo della Repubblica di Siena, e sono espressione di un ceto medio, comprensivo di commercianti e artigiani capaci di governare la città e al contempo promuoverne gli interessi finanziari. Il loro orientamento politico è folopapale, e sebbene espressione di un guelfismo moderato, consente di mantenere rapporti di non belligeranza con la vicina Firenze, garantendo così alla città un lungo periodo di pace. Inizialmente la designazione dei membri dei Nove (la cui magistratura trae il proprio nome dal numero di cittadini in carica per ogni mandato) scatutisce da riunioni segrete delle massime cariche cittadine, ma da1318 in poi, la forma di elezione cambia e i nuovi membri sono scelti per votazione.

Nel corso dei settanta anni di questa magistratura gli storici hanno stimato che si siano susseguite nella carica due-tremila persone diverse scelte tra gli esponenti di spicco della società senese. Per tutta la durata del loro mandato, i Nove hanno risieduto per scelta del Consiglio cittadino nel Palazzo comunale, separati dalle loro famiglie e corporazioni.

In questa maniera era stimato che essi potessero esercitare al meglio gli incarichi di governo, evitando tentazioni e influenze esterne; era loro consentito, infatti, allontanarsi dal palazzo solo per occasioni specifiche e comunicare con il pubblico solo per via ufficiale. Durante il periodo del loro governo Siena raggiunse il massimo livello della propria definizione urbana, un rapporto armonico tra contesto architettonico, politico e civile che, nel 1338 Ambrogio Lorenzetti fisserà sui muri della sala della Pace.

Ambrogio Lorenzetti

Quando Ambrogio Lorenzetti appone la propria firma al di sotto dell’Allegoria del Buon Governo rivendicando orgogliosamente la paternità dell’intero ciclo, è un pittore che ha ormai raggiunto l’apice della propria maturità artistica e, insieme a Duccio di Buoninsegna e Simone Martini, si candida a divenire uno degli indiscussi protagonisti della grande stagione della pittura gotica senese.

Ambrogio, la cui attività di pittore ufficiale del governo senese si condensa nell’arco di quasi un decennio tra il 1337 e il 1345, porta a termine tra il 1338 e il 1339, uno dei più importanti cicli profani della storia dell’arte, ancora conservato.

Uomo di vasta cultura e di spiccato spirito civico (nel 1347 è eletto nel consiglio dei Paciari, davanti al quale pronucia un discorso sul “mantenimento della pace e della libertà di Siena”) il pittore si pone come il principale interprete del messaggio dei Nove, creando nel ciclo del Buon Governo una perfetta sinergia tra arte e politica.

La lezione di Giotto e la grande tradizione senese vi si fondono armonicamente dando forma a concetti etici universalmente riconosciuti, che rendono il messaggio del Buon Governo ancora strettamente attuale.

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