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I lavoratori di Siena Biotech: “Stufi dello scarica barile delle istituzioni”

Dalla messa in liquidazione al concordato preventivo. Anzi, no, ripensamento: meglio presentare al Tribunale di Siena la domanda di procedura fallimentare. La vicenda di Siena Biotech continua a riservare continue sorprese in un percorso che sempre più evidenzia la pretestuosità delle argomentazioni, lo stato confusionale e la superficialità con le quali la Fondazione Monte Paschi di Siena decise nel dicembre scorso il proprio disimpegno nei confronti dell’ormai nota azienda di ricerca scientifica.

Di chiaro c’è solo una cosa: Siena Biotech è stato l’agnello sacrificale da immolare sull’altare del cambiamento, è stata scelta come tramite per diffondere un messaggio alla città, alla Banca, ai mercati finanziari, quello di un diverso ruolo dell’ente che a suo tempo controllava il terzo gruppo bancario italiano. Un ruolo sempre più lontano dal territorio senese, inserito a piè pari nel solco entro il quale la stessa Banca MPS si sta incamminando.

E in questo drammatico scenario, al di là delle belle dichiarazioni, a livello istituzionale nessun impegno si sta concretizzando: è palpabile l’impotenza in cui sono sprofondate le Istituzioni locali, a cominciare dal Comune, totalmente ininfluente rispetto alle scelte economiche e occupazionali che interessano il territorio; e Siena Biotech ne è un esempio lampante.

Ogni qual volta il Sindaco viene interpellato sulla vicenda si affida con un’asfittica litania ad un suo memorandum costruito in base alle dichiarazioni dei personaggi ostili all’idea sin dalle origini, a quel bignami pronto all’uso che in prima battuta recita “il progetto che dette vita a Siena Biotech era sbagliato sin dall’inizio perché basato sulla ricerca molecolare e non sui servizi e sulla diagnostica”.

Niente di più infondato. Il progetto era sì ambizioso, ma alla portata delle capacità dei ricercatori (come dimostrato dallo stadio di avanzamento sulla ricerca di soluzioni terapeutiche su alcune malattie rare). L’errore, nel passato, è stato invece nella gestione dell’azienda e nel mancato controllo e intervento, al momento opportuno, da parte del socio unico, la Fondazione MPS. Ente che purtroppo continua a mantenere un comportamento di puro menefreghismo anche sul destino del personale, che non ha nessuna colpa se non quella di aver svolto correttamente il suo compito.

I lavoratori di Siena Biotech sono stufi e sconcertati dallo scarica barile diffuso e ancor di più dalle solite frasi di circostanza che ogni qual volta se ne presenta l’occasione chiunque si appresta a pubblicare mezzo stampa o addirittura sui social network di riferimento. Pensiamo che questo sia un modo di fare ‘politica’ meramente opportunistico, che non risponde certo ai bisogni dei cittadini e del territorio. La protesta del personale Siena Biotech è anche una lotta civile ed è sicuro che continueranno a battersi per il loro futuro e forse non solo per il loro.

FILCTEM CGIL e RSU Siena Biotech

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