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Festival della Salute: “L’impronta del Coronavirus”

Molto, anzi moltissimo, è stato scritto sul coronavirus. Molto poco invece è stato indagato su quella che è l‘impronta della pandemia sull’ambiente: dalla fine che fanno le tonnellate di dispositivi di protezione usati tutti i giorni nel mondo, ai rischi per la salute connessi con un uso poco attento dei sistemi di igienizzazione e sanificazione degli ambienti domestici e di lavoro.

Sono stati questi gli argomenti al centro della tavola rotonda “L’impronta coronavirus: l’impatto della pandemia sull’ambiente e sul nostro benessere quotidiano”, che si è svolta all’Accademia dei Fisiocritici, nell’ambito del Festival della Salute. Temi sui quali si sono confrontati i fisiocritici Laura Burgalassi, responsabile del Servizio di Medicina Occupazionale di GSK Vaccines di Siena, Matteo Guidotti, chimico presso il CNR di Milano e Spartaco Mencaroni, specialista in Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica all’Ospedale di Lucca. A ccordinare gli interventi la professoressa Letizia Marsili, ecologa dell’Università di Siena.

Laura Burgalassi, basandosi sulla sua esperienza di medico specialista in medicina del lavoro, si è concentrata sulla necessità di un approccio globale alla pandemia, non solo da un punto di vista sanitario ma anche sociale ed economico, evidenziando il fatto che, quando le malattie si verificano in un contesto sociale avverso le conseguenze sono più gravi. “Il coronavirus è andato ad insinuarsi nelle debolezze pregresse dei sistemi sociali e sanitari, che non hanno retto allo choc della pandemia. Pandemia che dovrebbe averci insegnato che una spesa sanitaria efficace è un investimento, non un costo da contenere.

Matteo Guidotti ha analizzato l’emergenza sanitaria con l’occhio del chimico, focalizzando l’attenzione sul drammatico impatto che la pandemia ha avuto sulla filiera dei rifiuti: dalla diminuzione dei rifiuti solidi urbani nelle città conseguenti alle chiusure, alla sospensione della raccolta differenziata in caso di quarantena domiciliare, alla crescita dei rifiuti sanitari ospedalieri (40% in media a livello mondiale), all’aumento degli imballaggi alimentari per i cibi da asporto, agli effetti negativi di disinfettanti e reagenti (quelli, per esempio, che vengono utilizzati per i tamponi).

Spartaco Mencaroni infine ha parlato del rapporto fra salute e ambiente, sia dal punto di vista epidemiologico che della diffusione di inquinanti, ma anche dell’opportunità di sviluppare tecnologie green riciclando, per fare un esempio, alcuni tipi di dispositivi monouso. Per il momento il problema rimane aperto, perché il mercato ha fatto prima a produrre di più, anziché pensare ad un riuso, ma questa resta comunque una strada da percorrere.

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