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“Eating Planet. Cibo e sostenibilità: Costruire il nostro futuro”: Un libro per risolvere tre grandi paradossi su cibo e nutrizione

Per ogni persona denutrita al mondo, ce ne sono due in sovrappeso o obese. Eppure, nonostante il dilagare della fame, il 40% dei raccolti di cereali è impiegato per la produzione di mangimi e biocarburanti. Inoltre, lo spreco di cibo, a livello globale, riguarda un terzo della produzione totale di alimenti, quantità con cui si potrebbero sfamare 4 volte i 795 milioni di persone denutrite.
Questi sono i 3 grandi paradossi su cibo e nutrizione che siamo chiamati ad affrontare e risolvere. Proprio alla soluzione di questi problemi il Barilla Center for Food & Nutrition (Fondazione BCFN) ha dedicato la seconda edizione del libro “Eating Planet. Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro”, edito da Edizioni Ambiente. Nel nuovo testo – dove troviamo una raccolta di proposte concrete, riflessioni e sfide da cogliere – scienziati, studiosi ed esperti internazionali si confrontano per capire come raggiungere un sistema sostenibile per la salute dell’uomo e del pianeta. Perché oggi stiamo mangiando il nostro pianeta (la produzione di cibo è una delle principali fonti di produzione di CO2 a livello globale) e stiamo facendo ancora troppo poco per risolvere questo problema. Basterebbe adottare modelli alimentari sostenibili, come la dieta mediterranea, per orientarsi verso scelte consapevoli e dare il nostro contributo concreto per rinsaldare la relazione tra cibo, persone e pianeta.
Tutti sanno che trasporti, riscaldamento degli edifici e utilizzo di energia elettrica hanno influenzato più di altri fattori il cambiamento climatico. Ma pochi sono consapevoli che le nostre scelte alimentari ci stanno portando a “divorare” letteralmente il pianeta in cui viviamo. L’impatto maggiore sull’ambiente, infatti, deriva da quello che mangiamo. Se consideriamo solo le emissioni di gas serra, infatti, è il cibo a dare il contributo maggiore al cambiamento climatico, con il 31% del totale, superando il riscaldamento (23,6%) e i trasporti (18,5%)1. Particolarmente rilevante è il consumo di carne, responsabile del 12% delle emissioni totali, mentre i prodotti lattiero-caseari contribuiscono per il 5%. Inoltre, dal 1990 a oggi, le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura sono aumentate del 20% e raddoppiate dal 1960. Le nostre scelte alimentari hanno, dunque, un ruolo fondamentale nella salvaguardia del nostro pianeta. Ecco, allora, che l’adozione della doppia piramide alimentare e ambientale – un modello che promuove la Dieta Mediterranea e ne dimostra i benefici per la salute dell’uomo e dell’ambiente – diventa uno dei primi passi da compiere in cammino per la salvaguardia del pianeta e della salute. E’ questo uno dei punti che si è discusso oggi a Siena, in occasione della presentazione della seconda edizione di “Eating Planet. Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro” – libro realizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition / Fondazione BCFN, centro di pensiero e di proposte nato con l’obiettivo di analizzare i grandi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione nel mondo – che si è tenuta presso il Santa Chiara Lab, alla presenza di Davide Usai (Direttore Generale Fondazione Mps), Luca Virginio (Vice Presidente Fondazione BCFN), Marco Moro (Direttore Editoriale Edizioni Ambiente), Riccardo Valentini (Professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente Forestale e delle sue Risorse presso l’Università degli Studi della Tuscia e Membro dell’Advisory Board BCFN Foundation), Angelo Riccaboni (Rettore Università degli Studi di Siena), Katarzyna Dembska (Ricercatrice BCFN).

Quando si parla di scelte alimentari bisogna sempre guardare anche alla scelta dei prodotti, che dovrebbero essere realizzati in modo sostenibile. Come spiegato dal Professor Simone Bastianoni dell’Università di Siena (dipartimento di scienze fisiche, della terra e dell’ambiente) la scelta dei prodotti tradizionali del territorio può essere un modo concreto per fare della nostra dieta una buona pratica ecologica. Le pratiche agricole, i sistemi di allevamento, le lavorazioni dei cibi e il loro confezionamento, sono tutti fattori che determinano impatti ambientali. Se consideriamo come esempio la Carbon Footprint, ovvero la stima delle emissioni di gas serra in atmosfera, uno degli elementi al vertice della piramide alimentare, la carne bovina, è anche uno degli alimenti che esprimono i più alti valori di impatto ambientale in termini di emissioni di gas serra. Però se si scelgono razze autoctone, anche se meno produttive, si possono ottenere delle diminuzioni di emissioni nell’ordine del 30%. La stessa cosa, anche se con percentuali variabili, si può dire per molti altri cibi, come l’olio extra-vergine o come la cinta senese rispetto al tradizionale maiale da allevamento, senza considerare che le produzioni sostenibili e quelle biologiche possono arrivare ad emettere circa il 25% di CO2 in meno per prodotto finito.
“Siamo molto felici di essere qui a Siena per presentare la seconda edizione di Eating Planet, insieme alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, perché siamo convinti che le nostre due realtà – Fondazione BCFN e Fondazione Mps – si possano muovere in sinergia per promuovere e supportare lo sviluppo socio-economico del territorio, per realizzare un benessere diffuso e sostenibile. E siamo convinti che questo percorso non possa non passare anche dall’impegno nella diffusione di una cultura che ci porti a compiere scelte alimentari sostenibili, che facciano bene a noi ma anche al nostro Pianeta e quindi al nostro territorio” dichiara Luca Virginio, Vice Presidente della Fondazione BCFN. “L’adozione di una dieta sostenibile può diventare un vero e proprio volano di cambiamento per salvaguardare la nostra salute e il pianeta in cui viviamo, ma anche per aiutare i singoli territori in un percorso di sviluppo economico. BCFN continuerà ad offrire letture e analisi proponendo non solo prospettive nuove e scientificamente valide, ma anche soluzioni concrete per la sostenibilità del sistema agroalimentare e per una distribuzione del cibo più equa, sana e sostenibile”.

“La programmazione strategica della Fondazione Mps comprende anche l’ambito dello sviluppo sostenibile e le tematiche ad esso connesse, come la tutela e valorizzazione dell’ambiente, lo sviluppo e il rafforzamento della filiera agroalimentare. Nel corso del 2015 la Fondazione Mps è stata la prima fondazione di origine bancaria a sottoscrivere ed aderire al Protocollo di Milano sull’Alimentazione e la Nutrizione, lanciato dal Barilla Center for Food and Nutrition, promuovendolo nell’ambito delle proprie reti. A settembre 2015 l’ACRI ha sottoscritto il Protocollo di Milano e già questo basta a spiegare quanto il nostro impegno si sposi appieno con quello di BCFN” dichiara Davide Usai, Direttore Generale della Fondazione Mps. “Il settore agroalimentare senese, non solo per il peso significativo del comparto sull’economia provinciale, ma anche e soprattutto per la coesistenza al suo interno di tutte le anime che rendono unico il nostro territorio può essere posto al centro di interventi con una spiccata integrazione multisettoriale. Infine, la Fondazione Mps, nel condividere la qualità dei valori espressi nel Protocollo, sta sviluppando alcune iniziative collegate – continua Usai – come il progetto pilota sCOOL FOOD volto a creare un percorso educativo per studenti per un corretto stile di vita, e le collaborazioni con l’Università di Siena sempre in materia di agricoltura, benessere e sostenibilità”.

“L’agroalimentare è uno dei settori che più sono coinvolti nella sfida per il raggiungimento dei sustainable development goals proposti  dall’Onu e adottati da 193 Paesi. Il coinvolgimento degli stakeholder e la formazione rappresentano passaggi fondamentali affinché agricoltura e produzioni alimentari si trasformino in opportunità di crescita globale, favorendo la sostenibilità sociale, politica e ambientale. Dalle Università, come è avvenuto all’Università di Siena, può partire un’azione concreta per la diffusione di saperi e idee a supporto dello sviluppo sostenibile.”, spiega Angelo Riccaboni, Rettore Università degli Studi di Siena. “Ricerca, innovazione, educazione sono le leve per attivare un nuovo modello di sviluppo che non identifichi unicamente nel profitto i propri obiettivi, ma che tenga conto del benessere sociale e degli equilibri ambientali. Il fatto che due fondazioni rilevanti  come Fondazione Monte dei Paschi di Siena  e Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition siano impegnate concretamente sui temi dello sviluppo sostenibile  fornisce un’ulteriore spinta nella giusta direzione”.

Eating Planet, nella sua prima edizione, muoveva la sua analisi e le sue proposte partendo dai 3 grandi paradossi del sistema alimentare: in primo luogo, per ogni persona denutrita al mondo due sono in sovrappeso; il 40% dei raccolti di cereali è impiegato per la produzione di mangimi e biocarburanti nonostante il dilagare della fame; a livello globale sprechiamo un terzo della produzione totale di alimenti, che equivale a 4 volte la quantità necessario a dare da mangiare ai 795 milioni di persone denutrite al mondo. Cosa si può fare per risolvere questa situazione? Che tipo di contributo possiamo offrire tutti noi per andare nella direzione di un’alimentazione che sia sana e allo stesso tempo sostenibile?

Eating Planet, attraverso quattro pilastri di analisi, offre una lettura del cibo come elemento trasversale nella vita, dall’economia alla salute, dalla sostenibilità alle tradizioni e propone un modello alternativo mettendo in relazione costante il benessere dell’uomo e del pianeta.

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