Dati allarmanti di Coldiretti: i cinghiali distruggono i raccolti senesi
11 Lug, 2014
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danni grano1_800x600E’ il momento della trebbiatura in agricoltura, ed anche il momento della raccolta dei foraggi per il bestiame. Si tratta del periodo di lavoro più intenso ma fondamentale per fare le scorte dell’inverno. Purtroppo invece di essere una festa, quella della trebbiatura si trasforma nella conta dei danni da ungulati che hanno distrutto in alcuni casi fino all’80 per cento dei raccolti.

A dare l’allarme è Coldiretti Siena che ogni giorno deve raccogliere le voci disperate degli imprenditori agricoli che denunciano le scorribande di cinghiali e caprioli nei campi coltivati.

Le perizie raccolte dai nostri tecnici rilevano danni elevatissimi – spiega Francesco Sossi direttore di Coldiretti Siena – siamo in presenza della perdita in alcuni casi fino all’80 per cento di avena che è stata divorata dai cinghiali, mentre per quanto riguarda il grano perdite fino al 50 per cento, numeri che variano a seconda delle zone che sono infestate da cinghiali che non solo mangiano orzo e avena, ma che calpestano il grano nelle scorribande notturne come vedete dalle foto”.

Una situazione ormai ingestibile quella degli ungulati che popolano le terre coltivate facendo danni enormi. La situazione ormai è sfuggita di mano soprattutto agli Atc- Ambiti Territoriali di Caccia, che dovrebbero svolgere il lavoro di controllo e gestione del terriorio e quindi il contenimento della presenza degli animali selvatici e quindi anche dei cinghiali. Oggi la gestione sia tramite l’Art. 37 che con i prelievi attraverso la caccia di selezione sono risultati inadeguati e insufficienti. Soprattutto la caccia di selezione al cinghiale vuoi per il numero fin troppo esiguo di selecontrollori abilitati vuoi per ragioni tecniche che assolutamente non possono essere condivise si sta dimostrando uno strumento inefficace, inefficiente che non assicura una corretta gestione al territorio e soprattutto una corretta risposta agli agricoltori.

Le azioni svolte dalle tre Atc oggi non sono più adeguate al problema del prolificare incontrollato dei cinghiali – ha tuonato Fausto Ligas presidente di Coldiretti Siena – siamo in presenza di un gioco fatto di rimpallo di responsabilità tra la Provincia e le Atc che non riescono a controllare ormai un bel niente. Non ci sono contenimenti efficaci e le richieste dei nostri agricoltori cadono troppo spesso nel nulla”.

Le aziende infatti possono fare richiesta di danni con conseguente richiesta di intervento alle Atc di competenza ma negli ultimi mesi le risposte e i risultati tardano ad arrivare. Nella gestione della caccia di selezione uno dei problemi che viene alla luce, oltre al numero esiguo di selecontrollori abilitati al momento, sembra essere quello del pericolo di concomitanza proprio tra selecontrollori di caprioli e quelli di cinghiali.

Mentre i primi non hanno l’obbligo di avvisare quando sono operativi – ha spiegato il direttore Sossi – quelli che fanno i prelievi di cinghiali devono dare un preavviso. Il rischio è sempre quello che ci possa essere una concomitanza di interventi rischiosa e per questo, di fatto, ci pare che i prelievi dei cinghiali sono stati sospesi arbitrariamente dalle ATC con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti”.

Oggi con questo tipo di gestione che non funziona non possiamo più lavorare – ha sottolineato il presidente Ligas – il fallimento della gestione della fauna selvatica da parte delle Atc è palese. Noi lo diciamo da tempo e la conferma è la nostra uscita ufficiale dagli ambiti territoriali ormai da oltre due anni”.

Oltre il danno per gli agricoltori c’è anche la beffa perché c’è troppa rarefazione nel riconoscimento dei danni subiti e molto spesso con percentuali riconosciute ridicole.

Proprio per ovviare a questo problema, fermo restando che le imprese lavorano per fare reddito e produrre cibo e non per ricevere il pagamento dei danni causati dalla fauna selvatica, stiamo redigendo a chi ce lo chiede le perizie di parte per dimostrare realmente quali sono i danni inferti alle nostre colture. Diventa anche insostenibile ricevere oggi quei quattro spiccioli dei danni subiti con oltre 12 mesi di ritardo e se teniamo il conto di quando è stato acquistato il seme allora il ritardo diventa anche di 18 mesi.”