Tumori: nasce a Siena il primo centro in Europa di immuno-oncologia
6 Ott, 2017
Michele Maio CIO 2jpg

In occasione del congresso internazionale di immunoncologia del NIBIT, Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori, in svolgimento a Siena fino a domani, è stato presentato ufficialmente il CIO, Centro di Immuno-Oncologia del policlinico Santa Maria alle Scotte, diretto dal dottor Michele Maio, che ha spiegato gli obiettivi del CIO e le prospettive offerte dall’immunoncologia. È la prima struttura in Europa interamente dedicata alla cura dei tumori con l’immunoterapia. Si chiama CIO, Centro di Immuno-Oncologia, a regime occuperà una superficie complessiva di circa 1.250 metri quadri ed è stata presentata ufficialmente a Siena durante il meeting internazionale di immunoncologia del NIBIT, Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori. Si tratta di un ulteriore ampliamento e potenziamento del reparto di Immunoterapia Oncologica dell’AOU Senese, diretto dal dottor Michele Maio, grazie anche al sostegno della Regione Toscana.
“L’immunoterapia sta realmente dando una svolta importante al trattamento medico del cancro, e si affianca, non necessariamente si sostituisce ai trattamenti tradizionali come la chemioterapia. In prospettiva credo che sia importante capire perchè non tutti i pazienti rispondono all’immunoterapia, dobbiamo lavorare per aumentare la percentuale di pazienti con un determinato tumore che reagisce al trattamento immunoterapico. Poi è ovvio che tutto quello che abbiamo a disposizione oggi cambierà ulteriormente nei prossimi due-tre anni perchè abbiamo molti nuovi farmaci immunoterapici, fra i quali ad esempio, i vaccini personalizzati”.

“L’obiettivo – aggiunge Maio – è unire i ricercatori pre-clinici e clinici in un’unica realtà operativa, per dare vita a nuove strategie nella lotta contro il cancro. Nel 2017 si prevede che al CIO afferiranno circa 3.000 nuovi pazienti e il 75% di quelli in terapia verrà inserito in studi clinici. Al momento – prosegue Maio – sono attive presso il CIO circa 40 sperimentazioni di immunoterapia in tumori di tipo diverso, dagli studi di Fase I alle Fasi III”. Il CIO, che ha sede presso il policlinico Santa Maria alle Scotte, ha quattro anime fondamentali: un reparto clinico di Immunoterapia Oncologica, un laboratorio traslazionale ottimizzato per svolgere tutte le attività indispensabili a supporto dei programmi di sperimentazione clinica, laboratori destinati alla ricerca di base (pre-clinica) e una sezione dedicata alle sperimentazioni di fase I/II. “Queste quattro realtà devono essere in costante comunicazione fra loro – commenta Maio – Il CIO nasce dalla volontà di rendere sempre più competitivo, a livello internazionale, il programma di immunoterapia del cancro voluto e sostenuto dalla Regione Toscana a Siena già a partire dal 2004, quando fu istituito il reparto, diventato negli anni fortemente attrattivo, con circa il 70% dei nostri pazienti proveniente da altre regioni del nostro Paese e dall’estero”. Il CIO svolge inoltre un’intensa attività di ricerca sull’epigenetica, con un progetto che nasce dai laboratori di ricerca del CIO e finanziato in parte dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e dalla Fondazione NIBIT. “Grazie all’epigenetica – aggiunge Maio – possiamo cambiare le caratteristiche della neoplasia, che diventa più riconoscibile da parte del sistema immunitario”.
Il CIO collabora attivamente con le principali Istituzioni e network scientifici internazionali. Ad esempio è strutturata la partnership con il Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco (USA): il CIO è l’unico centro europeo coinvolto attivamente nel progetto TESLA mirato a sviluppare vaccini personalizzati per la cura del cancro. “Molte sono anche le connessioni scientifiche e operative del CIO a livello nazionale – conclude Maio – nell’ambito di progetti collaborativi con importanti Istituzioni e centri di ricerca pubblici e privati. Una forte interazione operativa esiste anche a livello nazionale ed internazionale con aziende farmaceutiche che, sempre più numerose, sostengono programmi di ricerca clinica in questo campo”.

Ascolta l’intervista: