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“Comunicare da dentro”: inaugurazione opera Policlinico “Le Scotte”

Il prossimo lunedì 22 novembre 2021, alle ore 12,00, presso la sala di attesa del centro Emotrasfusionale del Policlinico Universitario “Santa Maria alle Scotte” di Siena, si terrà la cerimonia di consegna del quadro realizzato dai partecipanti al laboratorio di pittura presso la Casa Circondariale di Siena, nell’ambito del progetto “Siena, comunicare da dentro. laboratorio di pittura in carcere” curato da Monica Minucci per l’Associazione Culturing APS, realizzato grazie al contributo di Fondazione ChiantiBanca. Saranno presenti alla cerimonia Antonio Davide Barretta, direttore generale dell’Aou Senese, Sergio La Montagna, direttore della Casa Circondariale di Siena, la docente del corso Monica Minucci e la presidente dell’Associazione Culturing APS Carolin Angerbauer. Parteciperà all’evento anche uno degli autori dell’opera.
Il laboratorio, a cadenza settimanale, è andato avanti dal 1° febbraio al 30 aprile 2021 grazie all’impegno della docente di pittura Monica Minucci, e ha visto impegnati circa dieci detenuti. Il progetto è nato proprio con l’idea di realizzare un’opera durante il laboratorio da destinare al Policlinico “Santa Maria alle Scotte” di Siena, cui l’opera è stata poi donata e allestita, a cura dell’Aou Senese, nella sala di attesa del centro Emotrasfusionale del Policlinico, luogo altamente simbolico.
L’opera (tela di cotone dipinta ad acrilico, misure 1,80 x 2,00 mt) è stata intitolata “Siena. Comunicare da dentro” e rappresenta l’immagine di Siena con in primo piano il profilo stilizzato di Guidoriccio, un messaggero di emozione e libertà.
Le attività svolte durante il corso, ritardate per il sopraggiungere dell’emergenza sanitaria da COVID-19, sono state: disegni preparatori su carta, pittura su tela, fotografia come strumento di documentazione dell’attività svolta, raccolta di documenti inerenti al tema oggetto del programma del laboratorio.
L’obiettivo principale del progetto è stato quello di favorire la risocializzazione, aiutare i detenuti a sentirsi meno esclusi, a ritrovare il piacere di avere contatti con altre persone. Magari anche a prendere per la prima volta in mano una matita o dei colori per fare un disegno, proprio sotto la guida dei compagni di cella partecipanti al laboratorio. Questo serve molto a migliorare la vita in carcere, a promuovere scambi relazionali, agevolando, poi, il reinserimento nella Società dopo che si è scontata la pena. L’Arteterapia aiuta i detenuti a ritrovare la libertà di esprimersi e a uscire dall’isolamento, ristabilendo rapporti con gli altri e incanalando positivamente e in maniera costruttiva le tensioni in attività legate alla pittura.
La presente attività ha voluto portare fuori dal contesto penitenziario quelle che sono le risultanze di un lavoro realizzato dai detenuti e finalizzato a realtà esterne e che ne andranno a beneficiare, in questo caso spazi espositivi ospedalieri, per creare un ponte comunicativo con l’esterno attraverso il lavoro artistico dei partecipanti all’opera.

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