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Clarich: “Abbiamo trovato una soluzione equilibrata. Da settembre la Fondazione può ripartire”

La Fondazione ha deciso, rimane socia della banca Mps ma con un capitale minore, 1,55 per cento. Una soluzione equilibrata l’ha definita il presidente della Fondazione Mps Marcello Clarich intervistato questa mattina su Antenna Radio Esse da Cristiana Mastacchi. “In questo modo abbiamo raggiunto due obiettivi, la diversificazione del patrimonio e il mantenimento della presenza nella banca. Con questa partecipazione rimaniamo protagonisti delle varie scelte che dovranno essere fatte dopo l’aumento. A cominciare dalla nomina del nuovo presidente che dovrà essere una figura competente nel settore bancario, dovrà avere un alto profilo istituzionale capace di dialogare con la banca d’Italia e soprattutto con la Bce”.
Con questo ultimo atto, inizia un nuovo corso per la Fondazione. “La delibera di ieri chiude la fase del risanamento. Dobbiamo ringraziare la mia predecessore Mansi che ha salvato la Fondazione, aveva lasciato una serie di problemi ancora aperti e in questi mesi, credo, li abbiamo risolti o avviati a soluzione. Da settembre, con la nuova fase di programmazione, io penso che la fondaziione possa ripartire”. Avete fatto anche pace tra i membri della deputazione? “Abbiamo dimostrato ieri di essere capaci di trovare l’unanimità sulle scelte fondamentali. Cercheremo di lavorare per avere il massimo consenso sia all’interno che all’esterno della Fondazione, perchè è l’unico modo per raggiungere risultati buoni”. Superata la crisi, come sarà la nuova Fondazione Mps? “Non abbiamo più le risorse di anni fa ma vogliamo comunque dare un contributo alla crescita sociale ed anche economica attraverso il finanziamento e la partecipazione diretta in progetti che abbiano una ricaduta positiva sul territorio: cultura, start up, ricerca scientifica, musica. Saremo presenti in tutti i progetti importanti anche con le ottime professionalità che abbiamo all’interno”.

Intanto ieri è partita la ricapitalizzazione di banca Mps con i primi movimenti del mercato. Frutterà 3 miliardi che comunque non basteranno a risanare i conti e per questo la Bce chiede nuovi interventi. “Il vero problema – ha detto ai microfoni di ARE il caporedattore del quotidiano La Nazione Francesco Meucci – è che l’operazione dell’aumento di capitale è solo una delle tante cose che la banca deve fare ed è anche l’unica che non dipende da se stessa, perchè Draghi dieci giorni fa ha scritto questa lettera in cui dice che non basta, che serve chiudere la partita i crediti inesigibili, serve ritornare ad un utile più stabilizzato. L’aumento di capitale andrà bene, come solitamente vanno queste operazioni, ci sarà da chiedersi casomai quale capitale ci sarà dopo il 12 giugno”.

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