Caso Rossi: domani si torna in aula per la violazione della privacy
17 Gen, 2017
MPS: SI UCCIDE DAVID ROSSI, CAPO AREA COMUNICAZIONE

Tra i tanti casi giudiziari legati al Monte dei Paschi, mercoledì nell’aula del tribunale di Siena si discuterà di quello più strano e cioè la violazione della privacy per la pubblicazione sul Fatto quotidiano delle mail di David Rossi a Fabrizio Viola, rispettivamente capo della comunicazione e ad Mps spedite nei giorni precedenti il drammatico 6 marzo 2013 che segnò la fine del giornalista senese. Imputati il giornalista Davide Vecchi e la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi. E’ la seconda udienza di un processo che Vecchi giudica surreale affidando ad un post sulla sua pagina Facebook, le riflessioni su questa storia e sul Mps in generale. Ecco il testo. “Sto studiando per l’ennesima volta le carte del mio processo. Mercoledi ho una nuova udienza a Siena. E un po’ mi viene da sorridere perché trovo sempre più surreale quanto accaduto in quella procura. In queste ultime settimane c’è la corsa a individuare la lista dei debitori insolventi di Mps e penso che dovrebbe essere negli atti e invece non c’è; penso sia assurdo che una procura che negli ultimi cinque anni si è occupata prevalentemente di quella banca non ne abbia mai chiesto l’acquisizione. Ma tant’è, ritennero inutilizzabili persino intercettazioni già svolte in altri procedimenti. Intercettazioni invece piuttosto rilevanti per inquadrare bene la realtà della gestione Mps. Una per tutte: quella in cui Amato chiese a Mussari 120 mila euro per il circolo del tennis di Orbetello che lui presiede, garantendogli un sostegno per arrivare alla presidenza dell’Abi. Ma è andata cosi. Notizie e rilievi scritti e riscritti. Come assurdo è ritenere credibile che Viola non sapesse del mandate agreement: le carte dimostrano il contrario. Poi capita che un dirigente di Mps venga trovato cadavere e che le indagini – anche in questo caso – siano più che lacunose. Fatte male, per non dire proprio non svolte. Talmente tante le incongruenze, gli interrogativi, i punti senza risposta, da far sorgere il dubbio che qualcuno abbia preferito non farle. Ma tant’è. Compito dei giornalisti è sollevare le incongruenze, avanzare domande. Nelle carte della prima archiviazione come suicidio di Rossi c’erano le mail con le quali il manager avvisava Viola della sua intenzione di togliersi la vita. E un conseguente scambio di mail tra i due sui timori di Rossi e la sua volontà di andare dai pm a parlare, rendersi utile. Ecco. Io ho pubblicato sul Fatto queste mail. Chiedendo e riportando anche un commento di Viola. Né lui né Mps hanno potuto rinvenire estremi per querelarmi, ovviamente. La procura ha invece pensato bene di indagarmi d’ufficio per violazione della privacy e rinviarmi a giudizio. Per questo sono a processo. Violazione della privacy. Non ho ancora capito bene di chi, visto che le mail erano agli atti, che David era scomparso, che era stato riaperto un procedimento d’indagine e che Viola è stato non solo avvisato della pubblicazione ma anche interpellato in merito e le sue dichiarazioni riportate correttamente negli articoli. Insomma alcuni colleghi toscani mi dicono che il tutto è dovuto al fatto che sono stato l’unico a sollevare dubbi sulla morte di Rossi e che cosi ho infastidito la procura. Spero non sia cosi. Certo però gli inquirenti, tra la lettura di un giornale e l’altro a caccia di giornalisti da incriminare, potrebbero anche far acquisire la lista dei crediti deteriorati, delle insolvenze, dei beneficiari di Mps. Mi pare piuttosto utile. Poi per carità arrestateci tutti eh ma io so di aver fatto il mio lavoro. E penso pure di averlo fatto bene.

Ps: per soprassedere sul fatto che in tutta la vicenda David Rossi c’è, oltre a me, un altro un indagato. Chi? La vedova di David Rossi”.