Caso David Rossi, la Procura e il Tribunale di Siena rispondono alle critiche
25 Ott, 2017
MPS: SI UCCIDE DAVID ROSSI, CAPO AREA COMUNICAZIONE

Nell’intento di fornire all’opinione pubblica un quadro di informazioni corretto e completo, senza alcuna pretesa di verità, si rappresentano, in relazione ai punti critici da più parti evidenziati, gli elementi di valutazione sulle indagini, sulla base di un’analisi complessiva (e non parcellizzata) del materiale probatorio acquisito.

1. La distruzione degli indumenti
Ciò che indossava David Rossi è analiticamente descritto nei rilievi tecnici eseguiti·dal Gabinetto di Provinciale di Polizia Scientifica in data 6.3.2013. Di ciò vi è ampia documentazione fotografica e descrittiva.
Anche il medico legale che nella prima indagine ha eseguito l’autopsia ha effettuato un’ampia ricognizione fotografica dei vestiti.
I vestiti non sono stati sequestrati e, conseguentemente, non essendo nella disponibilità della Procura della Repubblica non potevano essere da questa distrutti.
Normalmente, in questi casi, sulla destinazione dei vestiti provvede la struttura medico-legale dove è effettuata l’autopsia, sulla base del consenso dei parenti della vittima.
La critica che si muove alla Procura della Repubblica è di non aver provveduto al sequestro.
Ragionando ex post la critica è comprensibile. Bisogna però calarsi nella contesto iniziale quando appariva a tutti chiaro l’evento suicidarlo, la cui prova determinante era costituita: dalle lettere d’addio, dagli esiii dell’ispezione medico-legale e dalla relazione autoptica, dall’assenza di tracce di colluttazione o di terzi nell’ufficio da dove il Rossi è precipitato, dalle mail del 6/3/2017, dalla descrizioni delle condizioni psico­ fisiche del ROSSI offerte dai sommari informatori (a partire dai familiari, che riferirono di gesti di autolesionismo riferibili ai giorni precedenti) e, in particolare, dalla dott.ssa CIANI (psicologa che intervistò il ROSSI la mattina stessa dell’evento).
In quel momento non appariva necessario all’accertamento del fatto il sequestro degli indumenti.
La seconda perizia analizza le foto dei vestiti e, con riferimento ai pantaloni, sostiene che le abrasioni siano compatibili con i contatti del corpo con la parte, ed in particolare specifica:
“Le tracce visibili sull’addome, in particolare nelle fotografie scottate al carpa nel vico/a, richiamano la forma della fibbia della cintura e, pertanto, potrebbero essere causate dalla sfregamento dell’addome contra una superficie ottusa”.

In ordine alla camicia si rilevano “lacerazioni/abrasioni e la mancanza di due bottoni, a livello dell’addome”. I periti poi proseguono: “La circostanza di uno strisciamento sullo spigolo esterno del davanzale…. coerente con azione di schiacciamento/strisciamento della fibbia contro l’addome, sotto il peso del Rossi stesso, oltre ad aver provocato le citate striature sulla cute ha certamente comportato anche analogo stress alla porzione di camicia interna al pantalone, provocando con ogni probabilità non solo la fuoriuscita della stessa dai pantaloni (cosa che spiegherebbe anche il perché nel filmato il Rossi precipita con l’indumento in quelle condizioni) ma anche la perdita di un paio di bottoni e la lacerazione visibile dell’immagine sottostante. In conclusione, anche per la camicia, l’analisi dei danni subiti dagli indumenti trova giustificazione nelle attività correlata alla precipitazione (in questo caso nella sua fase preparatoria).
In definitiva il mancato sequestro degli indumenti non ha impedito, grazie al corredo fotografico, di fornire una spiegazione sulla dinamica del fatto.
Avere avuto la disponibilità degli stessi avrebbe potuto consentire un maggiore approfondimento ma, comunque, dall’analisi tecnica basata sulle foto, i vestiti non appaiono avere avuto un ruolo determinante nella ricostruzione dell’evento.

2. Il contesto di riferimento ed i biglietti di addio.
Nell’ufficio del Rossi vengono trovati tre biglietti manoscritti di addio alla moglie.
La stessa consulenza della difesa delle persone offese riconosce come propria del Rossi la grafia in tutti i messaggi.
La paternità dei manoscritti non è in dubbio (sono stati riconosciuti dalla stessa vedova TOGNAZZI in sede di sommarie informazioni).
Nel primo scritto Rossi scrive: “Ciao Toni, mi dispiace, ma l’ultima cazzata che ho fatto è troppo grossa. Nelle ultime settimane ho perso… “.
Nel secondo scritto scrive: “Ciao Toni, Amore, l’ultima che ho fatto è troppo grossa per poterla sopportare. Hai ragione, sono fuori di testa da settimane”.
Nel terzo scritto ancora: “Amore, mio, ti chiedo scusa ma non posso più sopportare questa angoscia. In questi giorni ho fatto una cazzata immotivata davvero troppo grossa. E non ce la faccio più. Credimi, è meglio così”.
L’ipotesi della “costrizione” nella scrittura dei biglietti è contrastata da varie argomentazioni sostenute con logica spiegazione dai consulenti dell’ufficio, ma soprattutto viene in evidenza un dato di esperienza che porta ad escludere la presenza di un “aguzzino talmente confuso da bocciare se stesso più volte”.
Da questa considerazione empirica e da altre più sottili sul piano tecnico-scientifico rappresentate nella relazione si fa derivare la conclusione che il Rossi fosse solo nel proprio ufficio nel momento della stesura dei tre biglietti.
Peraltro, che nella prima indagine vi fosse un convincimento corale circa il suicidio – anche da parte dei familiari – è evincibile dalla stessa (prima) opposizione delle parti offese e dalla richiesta di avocazione alla P.G., incentrate sulle condizioni di stress lavorativo del ROSSI e su presunte colpe datoriali, con tanto di allegazione di una consulenza psichiatrico-forense ove, previa ricostruzione della situazione lavorativa del ROSSI, la C.T. conclude: “E’ possibile ricostruire un nesso causale tra lo stress lavorativo cui è stato sottoposto il Rossi e l’evento suicidario”.

3. Le lesioni al volto ed alla parte anteriore del corpo
Una delle ragioni se non la principale di riapertura delle indagini è stata quella di verificare la genesi delle lesioni sulla parte anteriore del corpo.

I Consulenti tecnici nella seconda perizia riferiscono della presenza di cinque lesioni al volto di natura molto probabilmente escoriativa. Tre (dorso del naso, pinna nasale sinistra, emilabbro inferiore sinistro) sono in linea.
Certamente su queste lesioni si può dire che non vi è stato un accertamento medico-legale adeguato (soprattutto si denota l’assenza di dettagli per consentirne la datazione). Nella seconda relazione si prende atto che in ordine a tali lesioni non sussistono dati certi su genesi e natura e si formula l’ipotesi di uno strisciamento con un oggetto affilato ma non tagliente. Si indica a tal proposito lo spigolo ma in termini ipotetici.

I dubbi sorti su alcuni aspetti della prima perizia medico-legale sono stati descritti ed analizzati ma nulla hanno aggiunto di diverso al quadro complessivo già accertato.
Infatti, nella relazione della seconda consulenza medico legale, dopo avere dato atto di aver proceduto alla comparazione tra prelievi dalle lesioni e dai vari oggetti e strutture che componevano l’ufficio del Rossi ed il muro della parete lungo il quale il Rossi è precipitato, si legge: Tali indagini, seppur cani limiti citati, hanno dato supporto a/l’ipotesi che alcune lesioni, in particolare quelle sul volto e alla mano sinistra, hanno avuto origine da uno sfregamento contro un nottolino della finestra, il muro e/o le persiane esterne all’ufficio.
La presenza quindi di strappi alla camicia anteriormente con sottostanti escoriazioni superficiali, così come di escoriazioni e ecchimosi lievi in regione ascellare e alla superficie anteriore delle braccia, di escorazioni alle ginocchia e alla punta delle scarpe, e di escorazione al volto riconducibili forse all’urto contro spigoli (strutture lineari della finestra, del davanzale…), è suggestiva di un dibattersi o di uno sforzo/strisciarsi della parte anteriore del corpo contro le strutture della finestra e del muro esterno.
Rispetto a tale situazione, i periti valutano le due ipotesi omicidiaria e suicida ria, e così concludono: La prima prevede che il Rossi sia stato spinto/forzato a cadere dalla finestra, e che questi stessi atti, resi ancora più disperati dal tentativo di salvarsi e divincolarsi, e magari anche aggrapparsi alle strutture della finestra e poi da lì cadere, abbiano portato agli urti contro le superfici delle strutture della finestra e del muro.
La seconda, invece, prevede che lo stesso Rossi si sia posizionato per buttarsi dalla finestra e che, forse per un ripensamento/esitazione, sia scivolato o inciampiato in qualche struttura rimanendo con i gomiti e le braccia appoggiate al davanzale e le gambe a penzoloni …e poi precipitando. Anche questa ipotesi comporta azioni che hanno provocato strisciamenti e urti contro le strutture, che potrebbero giustificare ia presenza di lesioni anteriori.
La prima ipotesi non si può escludere in assoluto in base agli elementi medico-legali, tuttavia non ha elementi circostanziali o biologici che la supportino: non vi sono segni chiaramente attribuibili a terze persone (lesioni formate, DNA di terzi).
La seconda ipotesi invece è supportata da elementi, seppur non scientificamente dirimenti, comunque maggiormente suggestivi da un punto di vista medico legale, a cominciare dalle 3 lettere di addio, sempre più dettagliate, scritte dalla mano del Rossi w dai segni di autolesionismo riportati sul polso sinistro, così come le proposizioni dichiarate di uccidersi.

4. I fazzoletti di carta con le macchie di sangue

Dei fazzolettini di carta con le macchie di sangue contenuti nel cestino sono stati sequestrati in data 12.4.2013. Il dissequestro è stato disposto in data 14.8.2013, a seguire alla richiesta di archiviazione datata 2.8.2013. Si rammenta che – prima del (primo) decreto di archiviazione – via via sono stati dissequestrati dai PM e restituiti agli aventi diritto anche altri oggetti sottoposti a sequestro: dagli effetti personali (pc, pen drive, polizze, registratore, ecc.), alla stanza della banca. Ciò nell’ottica, naturalmente, della progressiva ritenuta superfluità a fini di prova dei reperti.

Anche in questo caso, è stata determinante, in allora, la progressiva acquisizione di inequivoci elementi che davano fondamento all’ipotesi suicidiaria (spontanea, senza istigazione alcuna) e, nello specifico, la riconducibilità dei fazzolettini sporchi di sangue e della carta protettiva per cerotto da automedicazione alle lesività cutanee constatate su entrambi i polsi sin dal primo sopralluogo (v. foto e relazione di polizia scientifica); lesioni autoprovocate per meccanismo autolesivo.
La decisione che ha portato alla distruzione dei fazzolettini è stata, come per gli indumenti (e per gli altri oggetti in sequestro), il venir meno dell’utilità del reperto a fini probatori, alla luce delle complessive risultanze investigative via via raccolte (fotografiche e esiti medico-legali), con conseguente esclusione della necessità della loro analisi.

Si evidenzia che il consulente medico legale dell’epoca prof. Gabrielli ebbe chiaramente ad escludere azioni violente di terzi e perché i familiari riferirono di gesti autolesivi già verificatisi nei giorni precedenti.

I consulenti tecnici del PM nominati nella seconda indagine su questo punto specificano quanto segue: “/ fazzoletti, nan completamente dispiegati, nel numero minima di 3, riportano numerose macchie di sostanza rossastra, con ogni ragionevolezza trattasi di tamponature su ferita sanguinante (il che giustifica il fatto che il fazzoletto fosse chiuso, perché aumenta il potere assorbente).
Appare rilevante il numero complessivo e l’analogia della forma delle macchie, che induce a ritenere il frutto dell’azione di un tamponamento continuativo su una medesima ferita. la presenza di aloni, invece, potrebbe essere indicativo della presenza di liquidi, tipo saliva, siero o acqua. Poiché anche questi fazzoletti risultano nella parte superiore dei residui gettati nel cestino, contestualmente ai frammenti dei biglietti, non si esclude che appartengano all’ultimo periodo di vita trascorso dal Rossi in ufficio. la circostanza appare rilevante in quanto l’ultima testimonianza visiva del Rossi risale ad una collega (Chiara Galgani n.d.r.) senza segnalare la presenza di ferite. Il Rossi aveva però dei segni di tagli nei polsi, procuratisi nei giorni precedenti, coperti dalla manica della camicia e da cerotti, quindi non percebili, tuttavia le immagini del cadavere mostrano anche una sequenza di ferite al volto che sarebbero state, al contrario, molto visibili. Il mancato segnalamento conduce alla considerazione che queste debbano essere intervenute quantomeno successivamente alla ore 18,00.
le macchie di sangue potrebbero dunque essere dovute ai tamponamenti su una di queste ferite e, in particolare, la forma triangolare e la dimensione delle tracce, potrebbe essere ricondotta a quella del labbro inferiore (….). In questa ipotesi la ferita tamponata sarebbe dunque occorsa nell’intervallo di tempo tra le 18,00 e le 19,20, ovvero prima della precipitazione.
Un’altra spiegazione di queste macchie potrebbe essere quella di un tamponamento ripetuto su un parziale risanguinamento di una più vecchia ferita ai polsi (lesioni precedenti di cui riferisce la figlia nelle informazioni rese in data 18.4.2013, n.d.r.)
Appare owio dire che con il senno di poi poteva essere utile il mantenimento in sequestro dei fazzolettini di carta, ma c’è da chiedersi, prima di farne diventare un caso determinante per le sorti di un’indagine, quale peso avrebbe potuto avere l’eventuale loro analisi.
A tutto concedere, laddove si volesse ritenere che quelle lesioni fossero state causate da una colluttazione all’interno dell’ufficio del Rossi (nel quale – di contro – è pacifica la totale inesistenza di tracce), stante il quadro sopra delineato, non è con i fazzolettini che si sarebbe potuta avere la prova di tale evento.
Inoltre, i consulenti d’ufficio della seconda indagine rimarcano il dato dell’assenza di violenza spiegando che: “le condizioni di ordine e pulizia dell’interno dell’ufficio, contestualmente ai verbali dei rilievi della p.g. operante, nonché alla negatività degli esami tossicologici, non mostrano o/cuna traccia riferibile ad attività concitate o violente, tantomeno di terze persone”.

5. Persone presenti nella sede

Le persone presenti nella sede, come individuate dalla p.g., sono state ascoltate. La Bandi Lorenza che esce per ultima riferisce: “Non penso ci fosse qualcun altro. Sicuramente dell’ufficio stampa non vi era più nessuno così come non vi era Paola Graziani, responsabile del Servizio media, e nessuno dell’Ufficio Segreteria.”.

6. L’omessa audizione di Pieraccini Lorenza

Il GIP dott.ssa Malavasi nell’ordinanza di archiviazione testualmente scrive: “Si aggiunga che le attività investigative richieste a tal fine dagli opponenti -sentire a sommarie informazioni Fabrizio Viola, le sue segretarie, la Pieraccini ed altri colleghi di Rossi, acquisire le mail presenti nella sua casella di posta elettronica, ricostruire i suoi movimenti nel pomeriggio che precedette la morte- sono già state tutte compiute senza che da ciò sia emerso nulla di più di quanto si è detto”.

Sebbene l’espressione non sia puntuale il significato della frase è inequivoco: l’audizione della Pieraccini non avrebbe aggiunto alcunchè al quadro probatorio già cristallizzato.

Difatti, il nome della Pieraccini emerge dall’elenco estrapolato dalla memoria del telefono fisso d’ufficio in uso al Rossi e relativo alle chiamate effettuate e ricevute dal telefono fisso del Rossi.
Tra le varie chiamate risulta il numero interno (294209) di Pieraccini Lorenza di 22 secondi alle ore 18,08, il giorno 6.3.2013. In precedenza vi erano state altre conversazioni telefoniche tra i due, sempre di pochi secondi, il 4 marzo 2013 ed il 27.2.2013.

Ebbene, sulla base di questo dato la difesa delle persone offese – che nulla avevo chiesto nel corso delle indagini ai P.M. – in sede di opposizione chiede al GIP di svolgere attività istruttoria integrativa, chiedendo, fra l’altro, di sentire la Pieraccini sui seguenti punti: sul contenuto delle telefonate; quo/e fosse lo stoto emotivo del Rossi e soprattutto se il Rossi ovesse impegni e/o incontri con qualcuno tra le 18 e le 20 del 6.3.2013.
Ebbene sullo stato emotivo del Rossi si ricorda che lo stesso ebbe un lungo colloquio con la coach Ciani Carla Lucia, proprio il 6 marzo 2013, di cui riferisce ampiamente nelle dichiarazioni rese al P.M. in data 13.3.2013, soffermandosi soprattutto sullo stato emotivo del Rossi; sempre sullo stato emotivo del Rossi riferiscono pure tanti altri, tra cui Galgani Chiara, Filippone Gian Carlo e gli stessi parenti del Rossi.

Non si comprende poi a che titolo la Pieraccini dovesse sapere degli impegni serali del Rossi, considerando che si tratta di collaboratrice nella segreteria di direzione.
Ma, ammesso, che sia così importante, senza necessità di farne un caso di delegittimazione, ben potevano le difese delle persone offese awalersi dell’istituto delle indagini difensive procedendo ad assumere direttamente le informazioni della Pieraccini e chiedere, qualora fossero emerse circostanze rilevanti, la riapertura delle indagini.

7. La presunta caduta dell’orologio

Il GIP dott.ssa Malavasi nell’ordinanza di archiviazione (pag. 38) sul punto è chiarissima: “quanto asserito nell’opposizione circa il lancio dalla finestra del ‘orologio di David Rossi, tutto è meno che un dato certo e incontrovertibile. Nei frame selezionati dall’ing. Scarselli non si apprezza alcun orologio in caduta, ma unicamente alcuni luccichii in corrispondenza del selciato del vicolo, reso brillante dalla pioggia, simili ai molti altri che caratterizzano l’intero filmato”.

Peraltro sul polso sinistro i consulenti d’ufficio, cosi come risulta dalle foto della polizia scientifica e dai rilievi medico-legali, rilevano una lesione che riproduce lo stampo di un oggetto in forma rotonda che, vista la sede (polso sinistro), è evidentemente l’impronta profonda lasciata per effetto della caduta dalla compressione del quadrante dell’orologio indossato dal Rossi.

8. L’ufficio di David Rossi

Su questo punto la consulenza d’ufficio rappresenta: “nel CD agli atti vi è un filmato della durata di 35 secondi, che riporta la data di creazione del 6.3.2014, ore 22,04, effettuato dal primo operatore di p.g. che è entrato nello studio del Rossi….. Le fotografie del sopralluogo dentro l’ufficio, più nitide, sono state scattate invece dopo la mezzanotte, al termine delle riprese nel vicolo…. Anche se le foto prodotte non riproducono esattamente i luoghi filmati due ore prima, si osserva che le “modifiche” (oggetto anche queste di accuse alla Procura della Repubblica, n.d.r) sono di modestissima entità. …. L’ufficio, nel complesso, appare pulito e in ordine, la P.G. non ha rilevato tracce di azioni violente (non sono segnalate effrazioni, scardinamenti, rotture e nemmeno tracce di sangue nella stanza o di altri liquidi..) e tutte le immagini confermano questa circostanza.

La stessa ordinanza di archiviazione della dott.ssa MALAVASI sul punto è chiarissima (pag. 49): “Disquisire sulle minime differenze nel posizionamento degli oggetti che si notano nelle due diverse riprese – quella col telefonino del Sovr. Marini e quella che documenta il sopralluogo delle 0,30 – è esercizio di pura retorica, non comprendendosi sulla base di quale criterio di inferenza la rotazione della sedia o lo spostamento delle carte sulla scrivania o, ancora, l’apertura del ‘anta di un armadio, costituiscano indizi di omicidio, a maggior ragione perché la immutazione dello stato dei luoghi è pacificamente da addebitare al ‘azione delle forze del ‘ordine e dei magistrati che procedettero ai sopralluoghi”.

9. Cellulare: il presunto mistero del numero 4099009 apparso sul telefonino

Si è sostenuto che il numero 4099009 sarebbe stato digitato due volte dopo la morte del Rossi: addirittura si è adombrato che tale numero corrispondesse ad un conto corrente segreto alludendo, in particolare, allo IOR. Al di là della illogicità di tali illazioni, come risulta dai dati della TIM (nota della dott.ssa Benignatti della TIM), l’utenza della Orlandi aveva esaurito il credito durante la precedente chiamata e ciò aveva generato una deviazione di chiamata al numero di servizio 4099009.

L’ombra all’ingresso di via Dei Rossi

Le due persone che si sono avvicinate dal cadavere del Rossi sono state identificate e sentite nell’immediatezza dei fatti (Filippone e Mingrone). Non si è potuta identificare la persona che ai affaccia sul vicolo apparentemente con un cellulare. Sono stati compiuti accertamenti accuratissimi e di alta tecnologia presso il Gabinetto Nazionale di Polizia Scientifica, ma a causa della pessima qualità del filmato di videosorveglianza non si è potuta ottenere alcuna utile risoluzione.
Quanto alla critica circa la mancata acquisizione dei tabulati per individuare le persone presenti nell’area in occasione dell’evento, come già evidenziato per gli indumenti e i fazzoletti sporchi di sangue, nel contesto iniziale tutto deponeva per l’ipotesi del suicidio e quindi l’eventuale acquisizione del traffico di celle non è stata presa in considerazione, né peraltro sollecitata da alcuno.

Infine, si intende ribadire che i magistrati di questi Uffici hanno il solo ed esclusivo interesse di accertare la verità e in funzione di ciò (nel rispetto dei ruoli di ciascuno) esprimono ampia disponibilità a valutare e ad approfondire qualsiasi aspetto che – ove opportunamente segnalato – possa essere stato non adeguatamente approfondito.

Si spera che, fermo restando il diritto a critica di quanto già compiuto, analogo rispetto per il ruolo e la dignità degli Uffici e l’onorabilità dei magistrati sia tenuto da chi ha a cuore le istituzioni.

Roberto Carrelli Palombi, Presidente del Tribunale di Siena

Salvatore Vitello, Procuratore della Repubblica di Siena