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Caparezza: dalle canzoni “mai capite” agli Awards 2021, il rapper che critica il rap e la sua mancanza di coraggio

Pubblicato nel maggio 2021 “Exuvia” di Caparezza ha vinto il premio per il Miglior album italiano ai Rockol Awards 2021. Il pubblico ha premiato il rapper pugliese superando i Maneskin e il loro “Teatro d’ira – Vol. I” e Francesca Michielin e il suo “Feat (Fuori dagli spazi)”.

Nella serata di premiazione tenutasi alla Santeria di Milano Caparezza si è collegato in video mostrando il premio: “Lo accetto volentieri se non altro per tutto il tempo speso per realizzare ‘Exuvia'” ha ringraziato i musicisti e i tecnici che hanno lavorato all’album, la sua casa discografica Polydor/Universal e il suo management. Ha dedicato il premio al discografico Fausto Donato: “Ha avuto la faccia tosta, più di vent’anni fa, di firmarmi. Ogni giorno mi ha chiamato per dirmi che ‘Exuvia’ era il mio miglior disco”.

La sua straordinaria carriera inizia nel 1995. Nel 1997 si esibisce a Sanremo con “E la notte se ne va” sotto lo pseudonimo di Mikimix. In seguito dichiarerà “Egli fu Mikimix, cantante insignificante, dal cui autodisgusto nacque il sé stesso odierno”.

Raggiunge il successo con “Fuori dal Tunnel” nel 2003, canzone che attacca il “divertimento notturno giovanile” diventata paradossalmente una delle hit più ascoltate e ballate dell’anno. Caparezza critica fortemente la società della comunicazione e il come si possa ancora distorcere il senso di un testo in modo così grossolano.

“Il vuoto di una hit continua” questa la critica che muove al mondo della musica, soprattutto rap, ad oggi.

Il rap è prima di tutto essere reali, autentici, credibili. Prendi Speranza: quello che dice e racconta è spesso agli antipodi rispetto al mio mondo. Ma è credibile, dannatamente credibile. Sarà la voce, sarà la tecnica che ha, sarà il flow: è credibile. E questo conta. E poi conta avere una poetica, anche: penso ad esempio a Leon Faun, che è bravissimo, gli ho fatto proprio i complimenti personalmente, si è creato davvero un mondo a parte che se avessi avuto vent’anni quando l’ho sentito, beh, sarei andato ancora di più via di testa. Quando però abbiamo iniziato ad avvicinarci al rap, io ma penso un po’ a tutti quanti, perché lo si faceva? Per soldi? No, zero! Anzi, se provavi a dirlo eri uno sfigato, eri uno commerciale, marchio di infamia! Mentre ora…
Ora vuoi fare i soldi dicendo al microfono che vuoi fare i soldi, poi magari funziona, eh, bravo tu che lo fai funzionare, ma non fa per me. Io sono orgoglioso di tutti i soldi che ho rifiutato, e soprattutto di quelli che ho rifiutato quando ero povero.

Non ho sponsorizzazioni di alcun tipo. Non faccio da testimonial a comando su Instagram, o altrove, mi rifiuto, ma mi rifiuto non perché voglia essere Don Chisciotte, attenzione, ma semplicemente perché io sono così. La mia libertà è più nelle cose che non faccio che in quelle che faccio”.

 

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