Analisi della Confcommercio: in dieci anni nel centro di Siena ci sono meno negozi, mentre cresce il numero di bar e ristoranti
6 Mar, 2019
logo_are_6_trasp

Dal 2008 al 2018 il commercio al dettaglio nel comune di Siena in centro storico è passato da 341 attività a 314 attività, erano 323 nel 2016. Trend non troppo dissimile per la parte esterna al centro: 401 attività nel 2008, 368 nel 2018 e 381 nel 2016. Per quanto riguarda alberghi, bar e ristoranti invece l’andamento è diverso: 228 ce ne erano a Siena nel centro storico nel 2008 e nel 2018 se ne contano 256, nel 2016 257. Una crescita che interessa anche la parte esterna al centro storico: se ne contavano 295 nel 2008 e se ne contano 309 sia nel 2018 che nel 2016.

E’ la tendenza che emerge nella ricerca realizzata da Confcommercio nazionale con il contributo di Si.Camera (Agenzia delle Camere di Commercio). E’ stata fatta un’analisi di 120 comuni, di cui 110 capoluoghi di provincia e 10 comuni non capoluoghi più popolosi (escluse le città di Milano, Napoli e Roma perché essendo multicentriche non è possibile la distinzione tra centro storico e non centro storico). In dettaglio, è stato analizzato l’andamento dello stock: degli esercizi al dettaglio di 13 categorie merceologiche (tra cui alimentari, rivendite tabacchi, farmacie, carburanti, computer, telefonia, libri, giocattoli, tessili, abbigliamento, ferramenta, mobili, commercio ambulante); degli alberghi e delle attività di ristorazione.

“Le nostre città appaiono spesso indebolite dalle grandi modificazioni di contesto in atto che coinvolgono, a livello globale, tutte le dimensioni della società, spingendole verso l’omologazione – dice la ricerca – Gli effetti del rapido cambiamento impresso dalla digitalizzazione sui nostri modi di vivere, produrre, acquistare e comunicare, si manifestano con maggior evidenza nella complessità dello spazio urbano. Rispetto a tali vecchi e nuovi problemi, le normative esistenti dimostrano debolezza e incapacità di offrire soluzioni adeguate. In tal senso, alcune città si sono dimostrate maggiormente capaci nell’attuare processi di rigenerazione urbana facendo leva sulle proprie peculiarità e valorizzando le loro potenzialità, sino a divenire città “vincenti” in grado di reinventarsi”.

Negozi: chi cresce e dove. Entrando nel dettaglio, nella categoria “commercio al dettaglio” gli esercizi non specializzati erano 21 nel 2008 nel centro storico e sono 14 nel 2018 e nel 2016. Fuori dal centro storico invece erano 30 nel 2008 e 23 sia 10 anni dopo che 8 anni dopo. La vendita di “prodotti alimentari” invece rompe il trend e cresce. Se nel 2008 erano 38 gli esercizi in centro sono diventati 48 nel 2016 e 42 nel 2019. Situazione un po’ diversa per la parte esterna al centro: 41 nel 2008, 43 nel 2016 e 37 nel 2018. Quindi l’alimentare cresce e tende a collocarsi in centro. Piccola crescita anche per i tabacchi in centro (19 nel 2008, 21 nel 2016 e nel 2018) e lieve decrescita fuori dal centro (30 nel 2008, 29 nel 2016 e 27 nel 2018). Così come cresce nel centro storico l’apertura di commercio per “prodotti per uso domestico in esercizi specializzati”: nel 2008 erano 27, nel 2016 e 2018 35. Parallelamente questa categoria commerciale decresce fuori dal centro: erano 56 nel 2008, 47 nel 2016 e 43 nel 2018. Crescita – manco a dirlo – anche per gli “esercizi informatici e telecomunicazioni”: erano 3 nel 2008 nel centro storico, sono passati a 6 nel 2016 e a 7 nel 2018. Anche fuori dal centro lieve crescita: 8 nel 2008, ancora 8 nel 2016 e 10 nel invece nel 2018. Incremento anche per le farmacie in centro (7 nel 2008, 9 nel 2016 e 10 nel 2018), stabili fuori dal centro (9 nel 2008, 8 nel 2016 e 9 nel 2018).

Scorrendo ancora le categorie dei negozi, deciso decremento invece per gli “articoli culturali e ricreativi in esercizi specializzati” sia in centro che fuori. In centro ce ne erano 43 nel 2008 per diventare 33 nel 2016 e poi 30 nel 2018, fuori dal centro erano 49 nel 2008 per poi diventare 39 nel 2016 e 33 nel 2018. Deciso il decremento in centro anche per la categoria “altri prodotti in esercizi specializzati”: 166 nel 2008, 146 nel 2016 e 144 nel 2018. Leggera crescita invece fuori dal centro: erano 125 nel 2008, 132 nel 2016 e 129 nel 2018. Stessa situazione per il commercio al dettaglio ambulante: diminuzione in centro (12 nel 2008, 10 nel 2016 e 2018) e stabilità o leggera crescita fuori dal centro (18 nel 2008, 19 nel 2016, 18 nel 2018).

Per quanto riguarda gli alberghi a crescere lievemente è la zona fuori dal centro, mentre questo ultimo mantiene una sostanziale stabilità: se ne contavano 65 in centro nel 2008, 63 nel 2016 e 64 nel 2018, fuori dal centro invece si passa da 102 nel 2008 ai 107 nel 2016 e nel 2018. Crescita decisa ovunque invece per bar e ristoranti, in particolare in centro: 163 se ne contavano nel centro nel 2008, 194 nel 2016 e 192 nel 2018, mentre se ne contavano 193 fuori dal centro nel 2008 e 202 sia nel 2016 che nel 2018.

“Negozi di vicinato, pubblici esercizi, attività turistiche e servizi svolgono, nelle aree urbane, un ruolo economico e soprattutto sociale – fa  notare la ricerca – Il crescente fenomeno dei negozi sfitti nelle città è dovuto a cause diversi. Per contrastare tale tendenza è necessario attuare politiche di rigenerazione urbana innovative in grado di promuovere valori comuni, in ambito sociale, culturale ed economico e di favorire l’integrazione tra i vari livelli di governo e tra imprese, società, associazioni e anche singoli individui, creando una governance unitaria tra competenze diverse in un’ottica di multidisciplinarietà. Ne sono un esempio i distretti urbani del commercio che si stanno dimostrando strumenti utili per la valorizzazione delle aree urbane e per gestire gli spazi commerciali vuoti, sulla base di analisi e visioni condivise per dare nuova identità e valorizzare l’attrattività della propria città, rafforzando il rapporto tra pubblico e privato, anche nella gestione comune di responsabilità e progetti”.