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Al Festival del cinema di Venezia il docufilm su Ranuccio Bianchi Bandinelli

Sarà presentato a settembre al Festival del cinema di Venezia il docufilm “L’uomo che non cambiò la storia” incentrato sulla figura di Ranuccio Bianchi Bandinelli che per la storica visita in Italia di Hitler e l’incontro con Mussolini, nel maggio del 1938, fu chiamato a fare da guida ai monumenti. Fu infatti l’aristocratico senese, all’epoca professore di archeologia all’Università di Firenze, ad accompagnare i due dittatori nelle visite ai musei romani e fiorentini. “Lui non voleva accettare – ha raccontato ad ARE Emanuele Papi, docente di archeologia all’università di Siena – infatti rispose di no al primo telegramma che gli arrivò dal governo, poi fu nuovamente contattato e non potè rifiutare. Fu scelto perchè, nonostante i 38 anni, era già tra i maggiori esperti di archeologia del tempo e perchè, essendo figlio di una nobildonna tedesca, sapeva parlare bene anche il tedesco. Inoltre era anche introdotto negli ambiente di corte Savoia, perchè la nonna era stata dama di corte della regina Margherita. Aveva dunque tutti i requisiti per svolgere questo ruolo”.
Ranuccio Bianchi Bandinelli è una figura importante dell’archeologia italiana, un grande intellettuale, un uomo fondamentale anche per Siena: fu infatti lui a far dichiarare Siena città ospedaliera e ad evitare i bombardamenti nella seconda guerra mondiale e fu sempre lui ad impedire l’espansione edilizia dentro le mura, portò inoltre a Siena l’urbanista Piccinato autore del piano regolatore che ha preservato il centro storico”.

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