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Doppio live alla Corte dei Miracoli con Makho e Sneers

Doppio live d’eccezione alla Corte dei Miracoli sabato sera (28 novembre) con protagonisti Makhno e Sneers. Makhno è il one man project di Paolo Cantù, musicista autodidatta, chitarra elettrica e qualsiasi altra cosa gli capiti tra le mani. Da più di 30 anni sulle scene è stato membro fondatore di band quali Tasaday, Afterhours, Six Minute War Madness, A Short Apnea, Uncode Duello. Ha suonato inoltre in numerosi side project tra cui End Of Summer, Four Gardens In One, Ear@Now, Damo Suzuki Network. Insomma, un pezzo di storia della scena undeground italiana. Dopo il suo esordio come solista con 4 brani sul vinile Phonometak 10 (Wallace Records 2012), Silo Thinking del 2013, primo album sotto il moniker Makhno e sua prima prova sulla lunga distanza, e il 7” virtuale Nevadagaz / She’s Beyond Good and Evil (questa volta in combutta con Hysm?Duo), esce ora The Third Season, ancora una volta a nome Makhno, e anche questa volta suonato, registrato e mixato in completa solitudine L’album in vinile 12” esce in coproduzione con le etichette Wallace Records, Neon Paralleli, Bloodysound Fucktory, Villa Inferno, Hysm?, Brigadisco, il Verso del Cinghiale, Xego Records, Onlyfuckingnoise e vede anche questa volta il contributo esterno di Federico Ciappini (Six Minute War Madness) alla voce nei brani Avevo Cose da Dire e Cerambice. Ad aprire la serata ci penseranno gli Sneers, progetto musicale nato a Berlino nel 2012, la cui gestazione è proliferata in diversi locali della capitale tedesca. Il progetto prende forma dalla chitarra e la voce di Maria Greta e la batteria di Leonardo Oreste, entrambi provenienti da due diversi progetti musicali attivi negli anni precedenti. Gli Sneers si nascondono dietro una barriera sonora, il cui obiettivo è quello di scavare nei livelli più reconditi dell’animo umano attraverso le dissonanze, dove le note abbandonano la comune armonia e si ripetono ossessivamente, in maniera compulsiva e quasi sacrale. La chitarra geme con devozione, attraverso istinti noise e melodie per l’anima, mentre la batteria avanza cupa e selvaggia, con una fredda e disarmante ripetitività. La voce, tagliente e psicotica, emerge frammentaria, in certi frangenti nevrotica , in altri monotona al limite del sonnanbulismo, con picchi sonori malinconici. Le liriche, somiglianti a preghiere di espiazione, sono spesso dialoghi inconsci tra l’uomo e una sorta di entità superiore che lui ricerca costantemente.
Consueto aftershow, che spazierà dall’industrial all’elettronica, a cura di Francesco Macheda.

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